venerdì 5 agosto 2011

Arrestate il Ministro dell’Assassino dei Sogni


Pubblichiamo oggi le riflessioni amare e pungenti  di un ergastolano su alcuni avvenimenti  importanti e "pesanti" di queste ultime settimane, ma che rischiano di passare quasi inosservati in questo periodo vacanzario dove, se ci fosse mai spazio per qualche altro problema, non è sicuramente il carcere  e che vi sta dentro. Non è questo il periodo per pensare che, di questi tempi e con certe leggi, in galera ci potremmo finire tutti. Ma anche per chi si ritiene al riparo da certe possibilità, credo che leggere gli eventi con un minimo di senso critico  non ci possa che aiutare ad avere obiettività nel giudicare. Su questo ci aiuta oggi Carmelo Musumeci:


Arrestate il Ministro dell’Assassino dei Sogni

Piergiorgio Morosini, Gip a Palermo e segretario di Magistratura Democratica,  ha affrontato la delicata questione delle responsabilità oggettive del giudice che pronuncia una sentenza di condanna e costringe una persona a entrare in un penitenziario dove le condizioni di vita sono, di per sé, un reato. Parole pronunciate durante la conferenza stampa di presentazione di una lettera inviata a tutti i senatori e i deputati: “Noi magistrati, se non si pongono rimedi a questa situazione nelle carceri di oggi, dobbiamo iniziare a pensare anche a forme istituzionali di obiezione di coscienza”. E ancora: “ Senza interventi da parte della politica, alla coscienza del giudice penale non resta che una sola strada: quella di astenersi dal mandare in carcere le persone”.
 (Fonte: “La Repubblica” 14 luglio 2011)

E’ da anni che sostengo che la legalità prima di pretenderla bisogna darla e che il carcere nel nostro paese è uno dei luoghi più illegali, persino più  di “Scampia” a Napoli.
In carcere lo Stato non è assente, non esiste proprio.
E le poche volte che esiste, non rispetta le sue stessi leggi.
Uno Stato che permette di mettere 4 persone in una cella singola è uno Stato fuorilegge.
Qui in carcere niente è giusto.
Non puoi vivere, puoi solo pensare di vivere.
E se riesci a sopravvivere rischi di diventare più criminale di quando sei entrato.
Il carcere in Italia è la terra di nessuno, dove lo Stato delinque più di qualsiasi altro fuorilegge.
Bene hanno fatto gli avvocati Guariente Guarienti e Fabio Porta di Verona che hanno denunciato il Ministro della Giustizia per maltrattamenti e abuso di autorità contro arrestati o detenuti (art. 572 e 608 del codice penale) con questa motivazione:
-L’articolo 27 della Costituzione è sistematicamente violato in tutte le carceri italiane nel comma che testualmente dichiara “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”. Ci chiediamo come possa essere rispettato il senso di umanità quando le persone sono costrette a vivere in una gabbia, dormire in quattro letti a castello, alternarsi, due in piedi, due a letto, perché in quattro non possono stare in piedi contemporaneamente; ciascuno a ha disposizione tre metri quadrati. Pensiamo a come possano vivere in questi giorni d’estate quando la temperatura può arrivare a 35-40 gradi.
Ricordo che solo incentivando l’inserimento dei detenuti si può sconfiggere sia la piccola che la grande criminalità, ma la P2, la P4 e tutti i poteri forti non vogliono, perché poi a chi darebbero la colpa che tutto va male?
E i mass media parlerebbero anche di loro.
Signori giudici, mi raccomando, non arrestate per davvero il Ministro della Giustizia perché qui in carcere non abbiamo posto anche per lui.
Signor ministro fuorilegge, stavo dimenticando di dirle che nelle carceri nel primo semestre 2011 ci sono stati
34 suicidi, 532 tentati suicidi, 2583 autolesioni,  3392  proteste (Fonte: UILPA Penitenziari).
  
Sempre peggio

“Un falco a Via Arenula. E’ Francesco Nitto Palma, il nuovo Guardasigilli. Fedelissimi di Berlusconi, amico di Cesare Previti.”  (Fonte: “Liberazione” 28 luglio 2011)

Il processo lungo è stato approvato al Senato.
-          Tranne che nei processi di mafia e terrorismo, non si potranno più utilizzare le sentenze definitive nei nuovi dibattimenti. E il giudice non potrà più respingere le liste dei testimoni presentate dalla difesa.
In questo modo per gli imputati corrotti e corruttori, potenti, ricchi, incensurati e mafiosi avranno più possibilità di non essere condannati perché i loro processi andranno in prescrizione.
Sembra che i politici di maggioranza vogliano essere la più potente mafia italiana.
E ci stanno riuscendo.
Molti politici parlano di mafia, ma non dicono nulla del perché esiste la criminalità organizzata.
Non dicono che la fanno esistere loro.
Non dicono che senza la mafia politica non esisterebbe nessun tipo di mafia.
Non capisco perché i cittadini, veramente onesti, che si alzano al mattino per andare a lavorare, non si ribellino e lascino dire queste cose a me che sono un avanzo di galera.
C’è ancora peggio:
-          Il testo torna alla Camera, da dove era partito, con un altro oggetto: l’esclusione del rito abbreviato e dei benifici penitenziari per i reati puniti con l’ergastolo. (Fonte: Corriere della Sera 30 luglio 2011)
In questo modo non solo gli ergastolani ostativi ma anche tutti i condannati all’ergastolo diventeranno ostativi ai benefici e non potranno più uscire dal carcere.
Questa, sotto un certo punto di vista, è una buona notiza, perché ora tutti gli ergastolani smetteranno di aver paura di morire in carcere, perché ne avranno la certezza.
E la libertà comincia là, dove non si ha più paura.
D’altronde la paura di non uscire dal carcere ti può rovinare la vita, invece forse la certezza di morire in una cella ti può rendere più libero e combattivo.

Per essere liberi bisogna saper rischiare. La libertà è un rischio. (Rossana Rossanda)


 Lettera aperta alle vittime dei reati
 La prima vittima di un delitto è chi l’ha commesso  (Dostoevskij)
  

Dovrebbe essere più facile amare che odiare e dovrebbe essere meno doloroso perdonare che chiedere giustizia per pretendere vendetta.

L’uomo dovrebbe essere  più dei reati che ha commesso,  perché il male si sconfigge con il bene e non con altro male.

Nella vendetta, anche quando è prevista dalle legge, non ci potrà mai essere giustizia. Invece può nascere più bene dal perdono che dalla certezza della pena.

Chi cerca giustizia non dovrebbe desiderare il male degli autori dei reati.
Invece molte persone chiedono giustizia, ma in realtà vogliono vendetta perché chi cerca veramente giustizia dovrebbe chiedere solo la verità processuale del reato che ha subito.

Nella vendetta, anche quando è prevista dalle leggi e dal consenso popolare, non ci potrà mai essere giustizia.

Se vuoi veramente punire un criminale, perdonalo, se invece lo vuoi fare sentire innocente, tienilo dentro.
Il perdono ti punisce più di qualsiasi pena.
Per questo molti criminali hanno più paura del perdono che della vendetta sociale.

Una pena senza perdono, senza speranza, senza un fine pena, una pena disumana come il carcere a vita senza possibilità di liberazione,  non potrà mai rieducare nessuno.

L’ergastolo ostativo irrevocabile assume il significato della vendetta come la pena di morte.
Dopo molti anni non dovrebbe importare a nessuno chi eravamo, sarebbe più importante sapere chi siamo adesso.

Neppure Dio potrebbe condannare una persona per sempre.
Se lo facesse, smetterebbe di essere Dio e diventerebbe solo una persona  “perbene” con la fedina penale pulita e che va tutte le domeniche a messa.


Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto
Agosto 2011 
 fonte: Le Urla da Silenzio

Miracolo! Forse fare la spesa in carcere non sarà più una cosa da ricchi


Ristretti Orizzonti, 4 agosto 2011

Da giovedì 28 luglio 2011 una circolare del Capo del Dap, Franco Ionta, introduce qualcosa di molto nuovo nella politica dei prezzi del Sopravvitto: “…il tariffario modello 72 (NdR quello relativo ai prodotti in vendita al sopravvitto), deve compatibilmente con le esigenze d’ordine e sicurezza, essere il più ampio possibile e prevedere tre o quattro articoli dello stesso genere tra cui vanno inseriti anche i prodotti di diversa qualità e quindi a prezzi più modesti”.
Che cosa cambierà?

Cambierà che per lo meno non ci sarà più la “dittatura del prodotto unico”, un unico tipo di caffè, magari fra i più cari, un unico tipo di riso, di olio, di biscotti. No, la Circolare su questo parla chiaro, l’offerta deve essere ampia e prevedere prodotti “a prezzi più modesti”.

Ma come è avvenuto il piccolo miracolo?

Prima tappa: ogni indagine sui prezzi del sopravvitto, basata su un confronto dei prezzi con quelli dei supermercati, non portava mai a niente, perché le differenze tra prezzi “dentro” e prezzi “fuori” non erano molto significative

Seconda tappa: finalmente siamo venuti a capo dei meccanismi del sopravvitto, primo fra tutti la mancanza totale di alternative, per ogni genere l’offerta è un solo prodotto, spesso di marca e costoso (Vedi la ricerca “Fare la spesa in carcere: paghi tre, prendi due”)

Terza tappa: nasce una iniziativa di Ristretti Orizzonti, che organizza due settimane di astensione dalla spesa nella Casa di reclusione di Padova, per sollevare il problema della estrema povertà di tanti detenuti e dei prezzi spesso inaccessibili del sopravvitto. Interviene il Direttore della Casa di reclusione, chiedendo alla ditta del sopravvitto di introdurre alcuni prodotti a prezzi meno cari, e di fatto la lista dei generi in vendita si arricchisce di qualche possibilità di scelta (non un solo caffè a 3.39 euro per 250 gr, ma una alternativa della stessa marca a 1.80 euro). Intanto i parlamentari radicali, e Rita Bernardini in particolare, sollevano il problema degli appalti del vitto e del sopravvitto, e della loro scarsa trasparenza.

Quarta tappa: all’incontro del 27 luglio tra il Capo del Dap, Franco Ionta, e i rappresentanti delle associazioni che hanno sottoscritto il documento “Sovraffollamento: che fare” e le “Proposte minime per la riduzione del danno da sovraffollamento”, Ionta comunica di aver avviato un’indagine interna sul sopravvitto e di essere intenzionato a dedicare una circolare a questa questione

Quinta tappa: Il 28 luglio viene firmata e diffusa la circolare Servizio Sopravvitto e problematiche correlate

Sesta tappa: Ristretti Orizzonti sottolinea gli elementi di novità della circolare (fine della “dittatura del prodotto unico”) e decide di promuovere, coinvolgendo i giornali delle carceri e le associazioni di volontariato, un Gruppo di monitoraggio sull’applicazione della circolare nelle diverse carceri, e più in generale sulla questione del Vitto e del Sopravvitto.


Carceri italiane: sovraffollamento, suicidi, stupri e violenze. Un inferno


Milano, 11 giugno 2011. Spoleto, 3 giugno 2011: un ergastolano di 53 anni si impicca. E' il 26° suicidio del 2011 nelle prigioni italiane.

Dall'inizio dell'anno si sono verificati 68 decessi ufficiali, che in realtà sono di più, perché l'Ammministrazione Penitenziaria non considera come avvenute in carcere le morti verificatesi negli ospedali dove vengono trasferiti i detenuti in gravi condizioni.

Nelle 208 strutture di detenzione italiane sono attualmente accolti circa 67.600 prigionieri, contro una capienza massima di 45.543 posti. Una condizione di sovraffollamento in cui si verificano migliaia di casi di stupro (specie nei confronti di detenuti giovani, che per paura e vergogna non li denunciano quasi mai), altrettanti casi di aggressione violenta (di cui circa 1900 denunciati: la punta di un iceberg), innumerevoli prevaricazioni, minacce, intimidazioni, episodi di persecuzione fisica e psicologica.

L'enorme preponderanza di suicidi di detenuti di sesso maschile rispetto alle donne è dovuto prevalentemente proprio alla pratica degli stupri, che colpisce i prigionieri maschi, specie se giovani e/o longilinei, secondo gli studi. Nel 2011 si sono verificati 340 tentati suicidi, sempre secondo i dati ufficiali, e 1.860 atti di autolesionismo. Negli ultimi vent'anni, più di mille detenuti si sono suicidati e almeno 20 mila hanno tentato di togliersi la vita. Vale a dire il 2% dei detenuti, una percentuale che non ha uguali non solo nel mondo democratico, ma anche nei regimi integralisti. Da molte parti si denuncia questa tragica realtà, in cui i crimini più efferati restano impuniti per un tacito patto che vige solo all'interno del sistema penitenziario, mentre la vita di chi è costretto a scontare una pena detentiva non ha più la benché minima tutela contro abusi e persecuzioni. Tuttavia, sembra che questa sacca di orrore e ingiustizia non desti un vero interesse da parte delle istituzioni, che non muovono alcun passo per cambiare lo stato delle cose, limitandosi a stigmatizzare sovraffollamento e degrado. 

E' importante che la società civile non accetti questa situazione di stallo e metta a punto nuovi metodi di protesta civile, spostando il dibattito nelle sedi internazionali, per evitare che l'inferno penitenziario italiano continui ad accogliere "anime dannate" privandole dei diritti fondamentali della persona sanciti dalla Costituzione e dalle Carte internazionali. Il Gruppo EveryOne, che si impegna da anni contro l'esistenza di questo spietato carnaio in cui si consumano infinite atrocità, presenterà un dossier-carceri in Italia all'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, allo Special Rapporteur Onu sulla Tortura a altri trattamenti e punizioni crudeli, inumani o degradanti, al Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti, nonché agli altri organismi internazionali deputati alla tutela dei diritti umani affinché siano prese le misure adeguate e venga posta fine alla condizione disumana in cui sono costretti a vivere e morire i detenuti nel nostro paese.



Giustizia: EveryOne; nelle carceri italiane 3mila stupri ogni anno, le guardie sono conniventi


Agi, 10 giugno 2010. Gli stupri e la schiavitù sessuale di cui sono vittime i detenuti più giovani è concausa almeno nel 40% dei casi di suicidio in carcere. È la denuncia di Roberto Malini, co-presidente per l’Italia di EveryOne, associazione che si occupa di diritti umani. “Lo abbiamo riscontrato attraverso le nostre consulenze psicologiche - ha spiegato Malini nel corso di KlausCondicio, il programma condotto da Klaus Davi su YouTube - che tra l’altro attestano che lo stupro colpisce la popolazione giovanile carceraria. Oltre allo stupro anale, il giovane viene costretto a praticare la fellatio e altre forme di sesso coatto. Queste ricerche attestano anche la forte tendenza all’autolesionismo, visto che molti ragazzi si tagliano braccia, gambe e petto pur di sottrarsi a tali pratiche”. EveryOne, consulente dell’Alta Corte dei Diritti Umani dell’Onu, ha denunciato lo Stato italiano per le condizioni inumane in cui versano i detenuti nelle carceri e per la condizione di schiavitù sessuale dei più giovani.

“La denuncia ha sortito un primo effetto visto che - ha rivelato Malini nel corso dell’intervista a Klaus Davi - il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha rivolto il 9 febbraio scorso all’Italia ben 92 ‘raccomandazionì: si va dalla denuncia della tratta di esseri umani ai ritardi di Roma nel recepire il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, passando per il “Pacchetto sicurezza” e la situazione delle carceri. Purtroppo il 4 giugno l’Italia ha detto no alle raccomandazioni riguardanti la tortura, mentre ha accettato quelle rivolte al sovraffollamento e alle condizioni di detenzione; tuttavia si tratta di raccomandazioni generiche che difficilmente condurranno a provvedimenti concreti”.

“I casi di stupri e di schiavitù sessuale stimati nelle carceri italiane - spiega Malini - sono oltre tremila ogni anno, una cifra che corrisponde a ben il 40% di tutti gli stupri che vengono perpetrati in Italia anche grazie alla connivenza delle guardie carcerarie. I casi non vengono denunciati - continua - esiste una omertà che coinvolge tutti: guardie carcerarie e carcerati stessi, oltre che strutture mediche che non sono adibite al controllo dei sintomi come abrasioni anali o rettali. Non vengono fatte visite specifiche.

I direttori, le guardie e gli educatori tollerano questo stato di cose, ritenendolo parte della pena da scontare, perché per molti di loro la prigione deve essere un inferno. Vi sono anche guardiani ed educatori - continua Malini - che provano eccitazione di fronte allo spietato sadomasochismo. Oltre a questo, esiste una omertà culturale tipicamente italiana per la quale lo stupro di una donna viene considerato gravissimo e quello di un uomo passa sotto silenzio”.
“L’ultimo caso è avvenuto a San Vittore - denuncia Malini - un giovane rom di 19 anni, detenuto per un piccolo furto, è stato fin dall’inizio del soggiorno in carcere vittima di una serie di stupri, culminati con una violenza di gruppo. Per sottrarsi a questa situazione ha lottato con tutte le sue forze, fino a farsi una ventina di tagli sul corpo. Solo allora, completamente ricoperto di sangue, le guardie l’hanno spostato in un altro settore.

Siamo in grado di documentare oltre 100 casi di stupro avvenuti nelle carceri italiane, che colpiscono soprattutto i giovani detenuti stranieri, molti dei quali sentiti nel corso della nostra indagine. I nostri riscontri sono stati evidenti, con nomi e cognomi. Grazie alla nostra denuncia, l’Alto Commissariato dell’Onu ha fatto alcune raccomandazioni all’Italia sullo stato di degrado delle carceri”. 

Cascini (Dap): contro stupri consentire a detenuti rapporti sessuali con famigliari

“Gli stupri in carcere avvengono. I rischi di rapporti sessuali non volontari tra detenuti sono reali, come è alto il rischio di diffusione di gravi malattie infettive come l’Aids”. Lo ha detto il giudice Francesco Cascini, direttore dell’ufficio ispettivo presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, commentando a KlausCondicio, i dati diffusi dal Gruppo EveryOne sugli stupri in carcere Per Cascini distribuire preservativi nelle carceri “sarebbe sicuramente una cosa molto utile, prioritario però sarebbe assicurare i legami dei detenuti con i propri nuclei famigliari, consentendo loro di avere rapporti sessuali con i propri partner”, come avviene in altri Paesi.


Carceri: 40% suicidi sarebbe dovuto a stupri; Italia denunciata


Roma, 10 giugno 2011. Gli stupri e la schiavitù sessuale di cui sono vittime i detenuti più giovani è concausa almeno nel 40% dei casi di suicidio in carcere. È la denuncia di Roberto Malini, co-presidente per l'Italia di EveryOne, associazione che si occupa di diritti umani. «Lo abbiamo riscontrato attraverso le nostre consulenze psicologiche - ha spiegato Malini nel corso di KlausCondicio, il programma condotto da Klaus Davi su YouTube - che tra l'altro attestano che lo stupro colpisce la popolazione giovanile carceraria. 

Oltre allo stupro anale, il giovane viene costretto a praticare la fellatio e altre forme di sesso coatto. Queste ricerche attestano anche la forte tendenza all'autolesionismo, visto che molti ragazzi si tagliano braccia, gambe e petto pur di sottrarsi a tali pratiche». EveryOne, consulente dell'Alta Corte dei Diritti Umani dell'Onu, ha denunciato lo Stato italiano per le condizioni inumane in cui versano i detenuti nelle carceri e per la condizione di schiavitù sessuale dei più giovani. 

«La denuncia ha sortito un primo effetto visto che - ha rivelato Malini nel corso dell'intervista a Klaus Davi - il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha rivolto il 9 febbraio scorso all'Italia ben 92 “raccomandazioni”: si va dalla denuncia della tratta di esseri umani ai ritardi di Roma nel recepire il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, passando per il “Pacchetto sicurezza” e la situazione delle carceri. Purtroppo il 4 giugno l'Italia ha detto no alle raccomandazioni riguardanti la tortura, mentre ha accettato quelle rivolte al sovraffollamento e alle condizioni di detenzione; tuttavia si tratta di raccomandazioni generiche che difficilmente condurranno a provvedimenti concreti».

«I casi di stupri e di schiavitù sessuale stimati nelle carceri italiane - spiega Malini - sono oltre tremila ogni anno, una cifra che corrisponde a ben il 40% di tutti gli stupri che vengono perpetrati in Italia anche grazie alla connivenza delle guardie carcerarie. I casi non vengono denunciati - continua - esiste una omertà che coinvolge tutti: guardie carcerarie e carcerati stessi, oltre che strutture mediche che non sono adibite al controllo dei sintomi come abrasioni anali o rettali. Non vengono fatte visite specifiche. I direttori, le guardie e gli educatori tollerano questo stato di cose, ritenendolo parte della pena da scontare, perchè per molti di loro la prigione deve essere un inferno. Vi sono anche guardiani ed educatori - continua Malini - che provano eccitazione di fronte allo spietato sadomasochismo. Oltre a questo, esiste una omertà culturale tipicamente italiana per la quale lo stupro di una donna viene considerato gravissimo e quello di un uomo passa sotto silenzio». «L'ultimo caso è avvenuto a San Vittore - denuncia Malini - un giovane rom di 19 anni, detenuto per un piccolo furto, è stato fin dall'inizio del soggiorno in carcere vittima di una serie di stupri, culminati con una violenza di gruppo. 

Per sottrarsi a questa situazione ha lottato con tutte le sue forze, fino a farsi una ventina di tagli sul corpo. Solo allora, completamente ricoperto di sangue, le guardie l'hanno spostato in un altro settore. Siamo in grado di documentare oltre 100 casi di stupro avvenuti nelle carceri italiane, che colpiscono soprattutto i giovani detenuti stranieri, molti dei quali sentiti nel corso della nostra indagine. I nostri riscontri sono stati evidenti, con nomi e cognomi. Grazie alla nostra denuncia, l'Alto Commissariato dell'Onu ha fatto alcune raccomandazioni all'Italia sullo stato di degrado delle carceri». (AGI)
fonte: http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/MainPage.html

La soluzione di Ginevra al sovraffollamento carcerario





Il direttore di Champ-Dollon (a destra) ha fatto visitare il nuovo edificio ai ministri ginevrini Mark Muller e Isabel Rochat.
Il direttore di Champ-Dollon (a destra) ha fatto visitare il nuovo edificio ai ministri ginevrini Mark Muller e Isabel Rochat. (Keystone)


Di Samuel Jaberg, swissinfo.ch

Tristemente nota per essere la più sovraffollata della Svizzera, la prigione di Champ-Dollon ha inaugurato un nuovo edificio capace di accogliere fino a cento detenuti supplementari. Un passo nella giusta direzione che tuttavia non risolverà il problema cronico delle carceri elvetiche.


Celata tra due villaggi nella periferia di Ginevra, a poca distanza dalla frontiera francese, la prigione di Champ-Dollon appare come un grande cantiere. Tre gru muovono le loro braccia nel cielo, a simbolizzare la frenesia che da qualche mese si è impossessata del luogo.

Gli imponenti muri sormontati dal filo spinato che circondano la gigantesca struttura - e le numerose guardie che sorvegliano il va e vieni di camion e operai - riassumono bene la situazione: ampliare il complesso carcerario, mantenendo al contempo le attività quotidiane, è una sfida colossale. Soprattutto nel contesto ad alta tensione attuale.

Dall’inizio degli anni 2000, il carcere è in effetti confrontato a un sovraffollamento cronico. Concepito per accogliere 270 detenuti, il penitenziario di Champ-Dollon ne ospita oggi quasi il doppio. Soltanto un anno fa, erano addirittura 622 i detenuti costretti a una promiscuità estrema.

Costruita in tempo record

In questa giornata grigia e fresca del mese di luglio, la prigione ha aperto le sue porte alla classe politica e giudiziaria ginevrina. Non sorprende dunque che quando la trentina di giornalisti presenti è uscita nel cortile per immortalare la nuova struttura, dall’edificio principale si è alzato un coro di insulti e fischi...

Per evitare di perturbare eccessivamente la calma precaria del posto, la cerimonia protocollare si è svolta nella palestra. Il presidente del governo ginevrino, Mark Muller, ha salutato la concretizzazione di un progetto «fuori dal comune», sottolineando che sono trascorsi soltanto 18 mesi tra la decisione del Consiglio di Stato (esecutivo cantonale) e l’inaugurazione del nuovo edificio. Un annesso costato 35 milioni di franchi e in grado di accogliere un centinaio di detenuti.

«Una velocità del tutto insolita per Ginevra», ha osservato il ministro liberale radicale (centro destra) a capo del dipartimento delle infrastrutture. «È il compimento di un progetto necessario sia per i detenuti sia per i secondini, i quali lavorano in condizioni estremamente difficili», ha affermato Mark Muller.

«Siamo sollevati siccome le condizioni di detenzione miglioreranno», ha aggiunto la collega di governo Isabel Rochat, a capo della Sicurezza e della Polizia.
«Il rispetto della persona, indipendentemente dal crimine commesso, è stato troppo spesso calpestato nella nostra storia».

Fino a poco tempo fa, la “polveriera” di Champ-Dollon è stata spesso al centro della cronaca. Il 2010 non ha fatto eccezione, con numerose sommosse e l’aggressione, nel mese di ottobre, ai danni di cinque secondini. Recentemente, la stampa ginevrina ha rivelato l’apertura di quattro inchieste interne in seguito alle denunce per maltrattamento inoltrate dai detenuti.

Una situazione esplosiva denunciata a più riprese dalle organizzazioni a difesa dei diritti umani. Esprimendosi in difesa dei suoi collaboratori, il direttore della prigione Constantin Franziskakis ha fatto notare che «una prigione sovraffollata è un luogo in cui, inevitabilmente, succedono degli incidenti. Non abbiamo a che fare con persone facili, ma questi incidenti rimangono isolati».

Nuovo codice procedurale

Nel 2008, il sovraffollamento a Champ-Dollon era stato criticato da un rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa. Una situazione indegna per un cantone che ospita sul suo territorio le principali istituzioni a difesa dei diritti umani, ha riconosciuto Isabel Rochat. «Un cantone e un paese sono giudicati in base al modo in cui gestiscono la loro sicurezza. Ginevra è la culla delle organizzazioni umanitarie: deve quindi dare l’esempio e offrire luoghi di detenzione che rispettano i diritti più basilari».

Ma allora perché si è atteso così tanto per ampliare la prigione? «Dobbiamo ammettere che non abbiamo reagito al rapido aumento del numero di detenuti. Speravamo che, dopo aver raggiunto un massimo, le cifre sarebbero ridiscese. Ma non è stato così», ha detto Rochat.

A sollevare in un certo qual modo il direttore di Champ-Dollon e i suoi circa 300 collaboratori è stato un cambiamento legislativo introdotto all’inizio dell’anno. Il nuovo codice di procedura penale non prevede in effetti più la detenzione preventiva sistematica per chi commette delitti di lieve entità. Da circa un anno, la prigione registra così il 25% dei detenuti in meno.

Non si può comunque affermare di aver risolto tutti i problemi, dal momento che la prigione disporrà di 370 posti per 456 detenuti. Nemmeno la ministra incaricata della sicurezza si mostra ottimista: «Per ciò che concerne la sicurezza, la situazione a Ginevra è molto critica. Il nostro cantone è diventato una sorta di supermercato senza cassa. Purtroppo non assisteremo a una diminuzione del numero di detenuti», ha commentato Rochat.

Problema nazionale

Nel 2013 dovrebbe sorgere un altro edificio, destinato ad accogliere 92 detenuti affetti da problemi psichici. La struttura annessa per l’esecuzione delle pene della Brenaz, inaugurata nel 2008, accoglierà dal canto suo 150 nuovi detenuti entro il 2015. E la costruzione di una nuova prigione a Champ-Dollon dipenderà dall’evoluzione del numero di detenuti nel corso dei prossimi mesi. «Vogliamo agire in fretta», ha dichiarato Mark Muller.

Di recente, la Lega svizzera dei Diritti dell’Uomo ha da parte sua denunciato questa evoluzione repressiva, sostenendo che i posti creati avranno come unico effetto «la moltiplicazione dell’incarcerazione della popolazione e il rafforzamento dell’abuso della detenzione preventiva, frutto di un populismo penale inammissibile».

Seppur simbolizzato dalla prigione di Champ-Dollon, il sovraffollamento carcerario non è un problema che tocca soltanto Ginevra. Al 1. settembre 2010, data dell’ultima indagine dell’Ufficio federale di statistica, il tasso di occupazione medio delle prigioni svizzere era del 92,5%.

Ad essere particolarmente problematica è la situazione nei cantoni latini, con una proporzione che raggiunge il 105%. «Le prigioni - conclude Isabel Rochat - sono piene ovunque in Svizzera. Così come il numero di poliziotti, anche il sovraffollamento delle prigioni è un problema. Dobbiamo risolverlo insieme».

Samuel Jaberg, swissinfo.ch
Champ-Dollon, Ginevra
Traduzione di Luigi Jorio

giovedì 4 agosto 2011

Uno Stato canaglia


Giuseppe Di Maio, T. G., Luigi Belbello, Antonio Padula, Cosimo Intrepido, Salvatore Di Matteo, Nazareno Matina, Agostino Castagnola, Vincenzo Lemno, LucianoB., Salvatore Pepe, W. D., Ilina Ioan, Carlo Saturno, Mehdi Kadi, Adriana Ambrosini, Ilie Nita, Mario Di Fonso, detenuto albanese, Giuseppe Denaro, Jean Jaques Olivier Esposito, Vasile Gavrilas, Gianluca Corsi, Jon R., Ciprian Florin Gheorghita, Salvatore Camelia, Antonino Montalto, Mahmoud Tawfic, Michele Massaro, Massimo B.
Nomi, uno dietro l'altro. Sono gli esseri umani che si sono ammazzati nella vergogna a cielo aperto delle carceri italiane dell'inizio dell'anno.
Una lista di nomi, cognomi e sigle, niente di più.
Intanto il caldo morde, l'inferno diventa sempre più insopportabile e nelle prigioni si deve combattere col coltello tra i denti per una doccia, per una passeggiata, per una visita in infermeria.
Un paese che tollera un'indecenza come questa è uno stato canaglia: proprio come quelli che di solito si bombardano, previo accorato dibattito parlamentare e conseguente decisione unanime di finanziamento, allo scopo di "esportare la democrazia".
Uno stato canaglia. Né più, né meno.
A volte penso che se tanto mi dà tanto qualcuno dovrebbe prendersi la briga di bombardare anche noi.
fonte: http://metilparaben.blogspot.com/

Capanne, tunisino ingerisce lamette

Capanne, tunisino ingerisce lamette. Bocci e Verini (Pd) a Nitto Palma: «Carceri sullorlo del collasso»


Capanne, tunisino ingerisce lamette. Bocci e Verini (Pd) a Nitto Palma: «Carceri sull’orlo del collasso»

Nella sezione femminile 6 detenute in una cella, nella maschile materassini a terra


di Ivano Porfiri
Dopo il suicidio del 36enne di Rieti, nuovo tentativo di togliersi la vita all’interno del carcere di perugino di Capanne: stavolta un tunisino ingerisce una lametta. In visita i due deputati del Pd, Walter Verini e Gianpiero Bocci, lanciano l’allarme e contattano il neo ministro Nitto Palma.
Tentato suicidio Dopo l’ultimo suicidio a Capanne, nella serata di mercoledì un detenuto tunisino di 24 anni ha tentato di togliersi la vita ingerendo lamette da barba. Il giovane è stato accompagnato dal carcere di Capanne all’ospedale Santa Maria della Misericordia e, dopo le prime medicazioni in chirurgia, non è stato ricoverato in gastroenterologia perché la cena che aveva ingerito ha evitato danni gravi all’apparato digerente. Anche un altro detenuto avrebbe inoltre tentato di bruciarsi.
I numeri A far visita nella mattinata di giovedì al penitenziario umbro, i deputati del Pd Bocci e Verini, denunciano una situazione ogni giorno più drammatica: «A Capanne – hanno detto in conferenza stampa – oggi nella sezione maschile ci sono 461 detenuti (compresi 6 disabili) a fronte di una capienza di 406 e, in quella femminile 83 detenute a fronte di 59 posti. Nella sezione maschile in circa 22 celle il terzo detenuto dorme con un materassino di gommapiuma di pochi centimetri poggiato a terra, mentre tra le donne ci sono celle con 6 detenute». Un quadro reso ancora più complicato dal fatto che il 65% dei detenuti è extracomunitario, con gruppi etnici e religiosi spesso in contrasto, molti detenuti sono tossicodipendenti e la metà è in attesa di giudizio (come il reatino che si è tolto la vita).
Un agente per 100 detenuti A fronte di questo, sui 379 agenti di polizia penitenziaria previsti, a Capanne ce ne sono 241. «E’ soprattutto grazie a loro, ai volontari, alla direzione del carcere, che la situazione è grave ma non ancora esplosiva – hanno rimarcato i due deputati del Pd – ma occorre subito fare qualcosa perché le condizioni di vita dei detenuti e di lavoro del personale sono davvero difficili. Certe notti c’è un solo agente per cento detenuti». Per questo Verini ha contattato il nuovo ministro Francesco Nitto Palma per chiedergli di fare qualcosa presto. «Dove è finito il piano carceri? Non si è mosso un mattone – denuncia il deputato altotiberino – noi continueremo a fare qualcosa per migliorare la situazione».
Discariche sociali «Aumentano i detenuti e diminuiscono gli operatori – ha aggiunto Bocci – con la forzata assenza di rieducazione e pertanto un forte disagio sociale: sembra che le carceri siano diventate discariche sociali». E, in queste condizioni aumentano gli atti di autolesionismo. «Togliere le bombolette e gli accendini e dotare i detenuti di fornelli elettrici già potrebbe limitare le possibilità di farsi del male, specie tra i più disperati», dice Bocci.
Cercasi attrezzature sportive Un altro aspetto su cui sono stati stimolati i parlamentari nel corso della visita è la carenza di materiale ricreativo: «Abbiamo già scritto al Coni per chiedere una rete di pallavolo e altre attrezzature – hanno detto – ma lanciamo un appello anche alle federazioni sportive e ai privati perché donino quello che possono: un pallone o una cyclette possono evitare gesti estremi perché tengono occupati i detenuti, danno uno scopo alla loro giornata».
fonte: http://www.umbria24.it/


mercoledì 3 agosto 2011

"Bestie di Satana": la lettera di "Ozzy" Paolo Leoni dal carcere

15.7.2011
Casa circondariale di Sanremo

Egr. Avv. Franceschetti
Buongiorno. Mi presento. Mi chiamo Paolo Leoni, sono conosciuto purtroppo alla cronaca come Ozzy, attualmente condannato in via definitiva all’ergastolo nell’ambito del processo inquisitorio alle cosiddette “Bestie di Satana”.
Le gentile redazione di X - Times anche a nome della direttrice dott. ssa Lavinia Pallotta, oltre ad avermi fornito il suo recapito mi ha anche riferito di averla contattata accennandole del mio caso.Sono rimasto infatti positivamente colpito dalla sua intervista pubblicata su X Times nel mese di Aprile, in cui con coraggio ha messo in evidenza come spesso alcune caste, servendosi dei media, riescano da un lato a commettere alcuni crimini efferrati, dall’altro ad insabbiare la verità, portando spesso alla condanna persone estranee ai fatti, con la sola colpa di essersi trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Del mio caso potrei dirle come uno dei PM titolari dell’inchiesta abbia contribuito a scrivere un libro in cui venivo dato per colpevole già 3 mesi prima dell’inizio del processo; di come attraverso i media sia stato condannato il personaggio da loro creato, ancor prima del dibattimento; di come siano state insabbiate in fase processuale prove schiaccianti a mio favore (testimoniali, cartacee, scientifiche) che avrebbero perlomeno cambiato l’esito del processo; di come i pentiti si siano contraddetti (e continuano a farlo); di come Volpe, il perno di questi, nonché esecutore materiale, sia stato intercettato mentre diceva che per evitare la galera o una pena alta avrebbe inventato nomi “a palla”; di come mi viene negato il diritto di interviste visive perché mostrerei prove della mia totale estraneità ai fatti, mettendo in evidenza l’inattendibilità dei “pentiti”, l’incompetenza degli inquirenti e la negligenza dei vari giudici, dal primo grado al giudice di Cassazione.


Tuttavia, oggi, mi limiterò a dirle che il 21.7.2011 vi sarà un’udienza determinante per stabilire se le mie denunce (e di altri) avanzate avverso i “pentiti” e terze persone che hanno mentito, verranno archiviate o avranno un seguito. Di certo, le prove a loro carico per calunnia aggravata, false informazioni al PM, ecc., sono molteplici e schiaccianti.
Vi sono più procedimenti in corso, oltre a questo del 21.7 vi è un procedimento contro Volpe Andrea; premesso che è ritenuto attendibile perché si è autoaccusato (ma solo quando è stato messo alle strette) e per aver accusato altri, nel culmine della sua collaborazione si è anche autoaccusato di un crimine che, in realtà, non aveva commesso per sua stessa ammissione (sempre dopo essere stato sbugiardato); nell’ambito di questo nuovo procedimento farsa, aveva accusato il sottoscritto e un altro, utilizzando la solita solfa, ovvero “è colpa della setta” per poi affermare che si era inventato tutto sulla base di fatti o cose che sapeva essere nella disponibilità del sottoscritto (e un altro).
Per ulteriori informazioni può visitare i siti segnalati nella sintesi che allego pubblicata su una rivista rock (per farsi un’idea più precisa), oppure andare sul mio profilo facebook che viene aggiornato di continuo da Roberto Ottonelli.
Questo è solo un primo passo, il materiale come potrà immaginare è immenso e se la farà piacere sarò lieto di approfondire con lei ogni dettaglio nella speranza che possa portare a galla quella verità a me ancora nascosta e capire per conto di chi (o che cosa) mi ritrovo ad essere capro espiatorio.
Nel dichiararmi a sua completa disposizione per ogni ulteriore chiarimento spero che questa mia le giunga gradita.


Colgo l’occasione per porgerle i miei più sinceri cordiali saluti.
Paolo Leoni.



fonte: NOCENSURA.com