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lunedì 21 novembre 2011

Manuel Eliantonio: vittima del carcere di Marassi

Per non dimenticare, per chi nutre ancora dubbi sulla vicenda, per chi ancora circola libero e a testa alta ...
video e documenti e commenti sul caso Eliantonio, messi a disposizione dalla madre del giovane, su Facebook.


La mamma di Manuel invitata per un intervista in diretta sù Rai1.Accetta di partecipare il 21.09.2008.Circa 2mesi dopo la morte di Manuel nel carcere Marassi di Genova.Attende ancora oggi risposte sulle cause della morte!

ASSASSINI e COMPLICI a che ora in che giorno? Vigliacchi in 4 contro uno per di più debilitato da 4 mesi di schifosissimi psicofarmaci,denutrito,...VERGOGNA
E Dopo aver certificato il decesso chiamano il 118 



Con accanto una bomboletta manomessa?????


 MAZZEO SALVATORE direttore del carcere Marassi 


Dichiara il FALSO eppur la legge lo ignora.


COMPLICE di OMICIDIO
 (fonte: Facebook)





 Visita tossicologica IL PAZIENTE NON NECESSITA DI TERAPIA SOSTITUTIVA a SCALARE in quanto I TEST rapidi per i METABOLITI urinari di eroina,subutex,e metadone.




RISULTANO NEGATIVI





La mia indagine non è terminata:NOTATE LA DATA ? HAN CERTIFICATO IL DECESSO IL 25.07.2008 ALLE ORE 7:00,DA QUANTI GIORNI IL CADAVERE ERA SURGELATO?


lunedì 17 ottobre 2011

Marassi: ennesimo tentato suicidio in carcere



Genova - L'ennesimo tentativo di suicidio ad opera di un detenuto straniero, sventato ieri sera dagli agenti della polizia penitenziaria di Genova Marassi, riaccende i riflettori sullo stato di salute delle carceri italiane. Nel solo 2010 - spiega in una nota il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria- gli agenti in servizio nelle carceri italiane hanno sventato ben 1.137 tentativi di suicidio di detenuti, impedendo che i 5.703 atti di autolesionismo potessero avere gravi conseguenze”.Il sindacato e i suoi iscritti, lunedì 24 ottobre saranno in piazza davanti al Ministero della Giustizia a Roma, per protestare contro una situazione diventata ormai insostenibile. A Marassi, a fronte di 456 posti regolamentari, sono infatti sistematicamente presenti oltre 800 detenuti (erano 821 il 30 settembre scorso, più del 60% stranieri e ben 464 in attesa di giudizio definitivo), mentre il Reparto di Polizia Penitenziaria conta la carenza di ben 160 agenti.


fonte: 


“L’ondata di violenza che sta attraversando il carcere genovese di Marassi va indagata immediatamente, perché oramai il fenomeno sta assumendo dimensioni molto più che preoccuanti. A questo punto l’Amministrazione Penitenziaria non può più restare inerme e ha il dovere di mettere in piedi una efficace strategia di contrasto”. Così il segretario generale della Uilpa Penitenziari, Eugenio Sarno, commenta quanto accaduto nel penitenziario genovese nelle ultime 24 ore.
“Oltre all’ennesimo salvataggio da un tentato suicidio effettuato dalla polizia penitenziaria, questa notte c’è stata una brutale aggressione in danno di un detenuto che a sua volta ha ferito tre agenti. Ieri notte – informa Sarno – il detenuto marocchino oggetto, martedì scorso, dell’aggressione da parte di otto detenuti italiani ha tentato in cella di impiccarsi con le lenzuola. Il tempestivo intervento degli agenti ha scongiurato che il tentativo andasse in porto. Questa notte, invece, un detenuto maghrebino M.M. è stato aggredito in cella dai suoi compagni di detenzione. Dopo l’intervento della sorveglianza, lo stesso stato portato in infermeria dove, dopo essersi barricato in bagno e divelto le suppellettili, brandendo dei pezzi di vetro ha ferito tre agenti penitenziari. I tre agenti sono stati trasportati al pronto soccorso e dopo le cure del caso sono stati dimessi con prognosi di dieci giorni”.
La UIL PA Penitenziari ha più volte denunciato come le attuali condizioni detentive rappresentino l’humus più adatto per alimentare le violenze intramurari.
“Dall’inizio dell’anno, sul territorio nazionale, la polizia penitenziaria contra circa 250 feriti, per aggressioni subite da parte di detenuti. E’ un fenomeno dilagante di cui non si parla mai. Bene farebbero al DAP ad applicarsi sul tema. Riteniamo – aggiunge il Segretario Generale – che sia necessario prevedere nei confronti dei violenti misure sanzionatorie adeguate e certe. Non sempre, infatti, vengono comminate sanzioni disciplinari. E’ pur vero, (ma questo non può essere una esimente) come succede a Marassi, che se la quasi totalità dei detenuti è costretta all’ozio per 22 ore su 24 si creano le condizioni per alimentare pulsioni e tensioni. Il sovraffollamento, in strutture degradate e degradanti, completa il quadro dell’ inciviltà, della disumanità e dell’ illegalità . Questo spiega anche in parte il fenomeno dei suicidi (40 dall’inizio del 2011) e dei tentati suicidi (circa 620 dal 1 gennaio 2011). Nonostante tutto ciò la politica continua ad ignorare il pressante appello del Presidente Napolitano”.
La UIL PA Penitenziari non manca di denunciare in quali infamanti condizioni di lavoro siano costretti a lavorare i baschi blu della polizia penitenziaria
“Mentre nelle celle ci si suicida o si tenta di farlo, semmai per ammazzare il tempo inutile, le nostre condizioni di lavoro rappresentano un dramma nel dramma. Auspichiamo che il ministro Palma quanto prima decida per una audizione delle OO.SS. Anche a lui, come i suoi predecessori, spiegheremo che le 8mila unità di polizia penitenziaria che rappresentano l’attuale disavanzo organico del Corpo sono un lusso che non ci si può permettere. Spiegheremo anche a Palma che non è possibile garantire ordine, sicurezza e trattamento nelle sezioni se per la sorveglianza a centinaia di detenuti viene impiegata una sola unità. Proveremo a fargli comprendere che non si può rischiare la vita , oltreché anticipare fondi personali, per garantire traduzioni su mezzi obsoleti e pericolosi. Tenteremo – conclude Sarno – di far comprendere, come accade anche a Marassi, quali sono gli effetti del mancato godimento delle ferie e dei riposi. Illustreremo come si raddoppino per i poliziotti penitenziari turni e carichi di lavoro senza che vengano nemmeno corrisposte le competenze per straordinari e missioni. Insomma gli delineeremo la dura realtà del poliziotto penitenziario moderno: lavoratori a cui si negano i diritti, ma a cui si chiede (gratis) sempre di più”.
fonte: http://www.genova24.it/