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domenica 11 settembre 2011

Prime luci sulla morte di Daniele Franceschi


Il muro di omertà sulla morte di Daniele Franceschi, di cui il blog si è occupatodall'inizio, sta mostrando le prime crepe. Da alcune testimonianze, Il carcere di Grasse in Francia dove era stato rinchiuso sembra un luogo in cui può succedere di tutto, anche morire. La mamma di Daniele era stata picchiata durante la sua protesta di fronte al carcere. Non si è mai arresa. Le madri non si arrendono mai.

Intervista a Cira Antignano, mamma di Daniele Franceschi e al suo legale, l' avv. Aldo Lasagna:
Incatenata a Parigi per avere giustizia
Sono la mamma di Daniele Franceschi, il ragazzo morto nel carcere di Grasse il 25 agosto, morto per un infarto. E’ stato arrestato per una carta di credito clonata, dopo 6 mesi, come punizione, non si sapeva ancora quanto tempo gli dovevano dare per restare dentro. Ho passato dei momenti terribili tra il dolore, la rabbia. Dopo un mese e mezzo sono andata laggiù a Grasse al carcere dove ho manifestato per Daniele e sono stata anche malmenata con tre costole rotte e poi ho combattuto sempreportando avanti questa battaglia, ma senza risultato, poi mi sono stancata e sono andata a Parigi davanti all’Eliseo e mi sono incatenata, ora il 25 agosto quando faceva un anno, l’anniversario di mio figlio ho preso questa decisione e guarda caso dopo 5 giorni è arrivata la perizia. Dopo un anno di buio finalmente siamo riusciti a avere un po’ di verità e ci sono questi responsabili del carcere. Spero che sia fatta giustizia. Il 15 settembre andremo a Nizza a parlare con il Console e ci metteremo d’accordo con l’avvocato francese Febbraro. Nella cella insieme a Daniele, quando Daniele si è sentito male, lui racconta tutta la storia di come… era tanti giorni che mio figlio si sentiva male, non è che a mio figlio gli è preso l’infarto lì per lì, erano 15 giorni che stava male, andava dal dottore e gli davano gli antidolorifici, gli davano il Sublex che lo faceva dormire con il dolore davanti al petto, questo ragazzo ha preso perfino a calci la cella, per chiedere soccorso. Addirittura l’infermiera gli ha risposto: “L’abbiamo già guardato stamattina, gli abbiamo dato le medicine, va tutto bene”. Il ragazzo quando ha visto che mio figlio non ce la faceva più a respirare, respirava male e non ce la faceva più neanche a parlare, ha preso il coso e ha cominciato a dare calci, è venuta una guardia e gli ha detto: ma che c’è? Dice: “Questo ragazzo sta male, sta per morire, ma non lo vedete?” E lui gli ha detto: “Ora quando ho tempo chiamo il dottore”.E’ tutto scritto nella lettera, siccome lui in un anno mi aveva mandato tutte queste lettere e non vedeva le risposte, dice: “C’è qualcosa che non torna”, allora cosa ha fatto? Ha scritto e le ha date alla madre quando è uscita. Quando è arrivata a Genova l’ha spedita. È arrivata questa lettera, c’era il numero di telefono della mamma perché mi mettessi in contatto con lei. L’hanno fatto vedere a Canale 5 è lì che sono rimasta fregata perché avevo detto di non prendere il nome e invece l’hanno preso, si vede… l’hanno ripreso e laggiù l’hanno visto si vede sul personal computer. La madre era disperata, ma quando mi ha chiamato al telefono mi ha detto: “Signora ho paura che gli succeda qualcosa perché loro sono furbi, lo fanno picchiare magari dai detenuti, gli fanno qualcosa perché gli promettono qualcosa, capito?” Questa donna sta con il patema, quando sono andata a Parigi la prima cosa che ho fatto dall’Ambasciatore gliel’ho detto: “Fate qualcosa perché ho paura che succeda qualcosa anche a questo ragazzo”. Ma anche lei ha paura, non vuole che la chiami sul cellulare perché ha paura che il mio cellulare sia sotto controllo, mi tocca chiamarla da un altro telefono.

Sono l’avvocato Aldo Lasagna uno dei legali della Signora Cira Antignano, insieme alla collega Maria Grazia Menozzi e ai nostri referenti francesi. C’è stata finora un’inestricabile serie di lacune, di omissioni, di negligenze da parte delle autorità francesi sul caso, finalmente ci siamo incamminati su quel sentiero che dovrebbe nei nostri auspici, nelle nostre aspettative, portare finalmente al conseguimento di verità e giustizia.C’è stata questa novità clamorosa, rilevante della “superperizia” depositata dal giudice istruttore francese che sta seguendo il caso. Superperizia che ha rilevato questa catena impressionante di incurie che si sono verificate nei fatidici momenti che hanno portato al decesso del povero Daniele e sui quali ci auguriamo che l’autorità francese voglia fare completa luce.Nello stesso tempo dobbiamo lamentare però un’assoluta mancanza da parte delle autorità francesi sul piano della collaborazione con gli inquirenti italiani perché parallelamente all’inchiesta francese e all’istruttoria francese, vi è un fascicolo aperto in Italia presso la Procura della Repubblica di Lucca, dopo che il Console italiano di Nizza competente all’epoca aveva inoltrato un esposto – denuncia ipotizzando la morte violenta per ragioni misteriose di un cittadino italiano all’estero. La Procura di Lucca territorialmente competente perché il povero Daniele ovviamente era residente a Lucca, ha aperto un fascicolo a titolo conoscitivo. Ebbene, le autorità francesi non hanno risposto in alcun modo alla richiesta di rogatoria inoltrata, avanzata dagli inquirenti italiani, non un documento è stato inoltrato, spedito, fatto pervenire dalle autorità francesi dagli inquirenti italiani. Si sono infittiti anche i casi di segnalazioni, di denunce che sono pervenute al nostro ufficio su casi di cittadini italiani all’estero che lamentano una serie di abusi, di prevaricazioni che avrebbero sofferto all’interno del carcere di Grasse. Proprio ieri la telefonata di un cittadino italiano il quale mi ha dichiarato, mi ha confessato di essere stato detenuto per alcuni mesi, per un reato di bancarotta all’interno della struttura penitenziaria dell’istituto penitenziario di Grasse. A mia precisa domanda, lui ha coniato questa definizione “Avvocato ho un terribile ricordo di quei giorni di detenzione, ero trattato peggio di quanto venissero trattati all’epoca negli antichi bracci medioevali”. Ulteriore particolare ancora più sconvolgente gli organi di Daniele Franceschi non sono stati a un anno di distanza restituiti alla famiglia e si trovano ancora disseminati sul territorio francese, ne ignoriamo le ragioni!
fonte: Il Blog di Beppe Grillo



lunedì 5 settembre 2011

Daniele Franceschi poteva essere salvato ma non è stato curato


Dall’ultima perizia emergono gravi responsabilità di sanitari e medici del carcere francese.
Daniele Franceschi deceduto nel carcere francese di Grasse il 25 agosto dello scorso anno per cause ancora da chiarire, era stato arrestato con l’accusa di falsificazione e uso improprio di carta di credito all’interno di uno dei tanti casinò della Costa Azzurra. La sua morte però, giustificata dalle autorità d’Oltralpe come la conseguenza di un infarto, lascia ancora tanti dubbi.
Dall’ultima perizia medica infatti, come comunicato dal legale Maria Grazia Menozzi, che assiste Cira Antignano, madre del giovane ragazzo, emergerebbero “gravi responsabilità del personale medico e paramedico” del carcere, nonché dell’amministrazione penitenziaria. L’avvocato afferma: “Si tratta di una perizia che potrebbe indicare un nesso causale tra quanto accaduto nel carcere e la morte di Daniele che, invece, poteva probabilmente essere salvato ma non è stato curato”.
Franceschi aveva denunciato, in alcune lettere, di aver subito maltrattamenti e di non aver ricevuto la dovuta assistenza medica quando aveva sofferto di forti dolori al petto. “I due infermieri avrebbero ignorato per giorni le condizioni di salute di Daniele che era stato già colpito da un piccolo infarto in cella”. Per il momento non ci sono comunque persone indagate, ma, secondo il legale: “Incrociando gli atti e il contenuto della perizia anche i responsabili potranno avere un nome”.
Cira Antignano, mamma di Daniele, dopo essersi incatenata, il 25 agosto, in segno di protesta dinanzi l’Eliseo ed essere stata accolta dalla premier dame Carla Bruni, commenta così l’ultima superperizia: “Finalmente un po’ di luce su Daniele. Credo che siano i primi passi verso una verità che io non mi stancherò mai di cercare”.

fonte: http://www.corriereweb.net/

sabato 27 agosto 2011


Caso Franceschi, madre s'incatena davanti Eliseo: consegna lettera per Carla Bruni

ultimo aggiornamento: 25 agosto, ore 20:57
Viareggio (Adnkronos) - Daniele morì in circostanze mai chiarite nel carcere di Grasse, nel sud della Francia. Dall'autopsia sarebbe morto per cause naturali. Ma la signora Antignano, quando potè vedere la prima volta il figlio, in quell'occasione, per l'autopsia a Nizza, lo trovo' con il volto tumefatto e il naso fratturato
Ricorre oggi il primo anniversario della morte di Daniele Franceschi, il 36enne di Viareggio (Lucca) morto in circostanze mai chiarite nel carcere di Grasse, nel sud della Francia, dove era detenuto con l'accusa di falsificazione e uso improprio di carte di credito in un casino' della Costa Azzurra. La madre, Cira Antignano, accompagnata dall'avvocato Aldo Lasagna, e' tornata a Parigi, dove dice di essere pronta a incatenarsi davanti all'Eliseo per mantenere alta l'attenzione sulla vicenda.
La signora Antignano cerca, da un anno, di riavere indietro dalle autorita' transalpine gli organi del figlio, tuttora in Francia, dove sono stati espiantati per l'autopsia. Dalle lettere del figlio emergerebbero maltrattamenti subiti nella struttura penitenziaria di Grasse, confermati anche da alcune testimonianze raccolte in carcere. Dall'autopsia eseguita in Francia, Daniele sarebbe morto per cause naturali. Ma la signora Antignano, quando pote' vedere la prima volta il figlio, in quell'occasione, per l'autopsia a Nizza, lo trovo' con il volto tumefatto e il naso fratturato.
Elementi confermati dall'esame autoptico svolto in Italia. Il problema, tuttavia, e' quello delle probabili lesioni interne, che i medici e le autorita' del carcere francese avrebbero sottovalutato, fino alla morte di Daniele. L'impossibilita' di svolgere un'ulteriore autopsia e la rimozione degli organi interni dal cadavere, il suo stato di elevata decomposizione, non hanno permesso di chiarire i dubbi. ''Io - afferma Cira Antignano - voglio giustizia, anche se so solo che non potro' mai darmi pace''.
Prima si e' incatenata davanti all'Eliseo, poi e' riuscita a consegnare una lettera per Carla Bruni. ''La speranza e' l'ultima a morire, ma dell'inchiesta non si sa ancora niente'', e' il commento di Cira Antignano, che oggi era a Parigi, in occasione del primo anniversario della morte del figlio Daniele Franceschi, il 36enne di Viareggio (Lucca) deceduto in circostanze mai chiarite nel carcere di Grasse, nel sud della Francia, dove era detenuto con l'accusa di falsificazione e uso improprio di carte di credito in un casino' della Costa Azzurra.
''Sono andata all'Eliseo, mi sono incatenata - racconta la donna - Poi sono arrivati i poliziotti. Non volevano che stessi li'. Poi sono venuti due funzionari e mi hanno detto che potevo entrare, e allora ho lasciato una lettera per Carla Bruni'', nella speranza che la 'premiere dame' si attivi per risolvere la vicenda.
La signora Antignano cerca, da un anno, di riavere indietro dalle autorita' transalpine gli organi del figlio, tuttora in Francia, dove sono stati espiantati per l'autopsia. Dalle lettere del figlio emergerebbero maltrattamenti subiti nella struttura penitenziaria di Grasse, confermati anche da alcune testimonianze raccolte in carcere.
Dall'autopsia eseguita in Francia, Daniele sarebbe morto per cause naturali. Ma la signora Antignano, quando pote' vedere la prima volta il figlio, in quell'occasione, per l'autopsia a Nizza, lo trovo' con il volto tumefatto e il naso fratturato. Elementi confermati dall'esame autoptico svolto in Italia. Il problema, tuttavia, e' quello delle probabili lesioni interne, che i medici e le autorita' del carcere francese avrebbero sottovalutato, fino alla morte di Daniele.
L'impossibilita' di svolgere un'ulteriore autopsia e la rimozione degli organi interni dal cadavere, il suo stato di elevata decomposizione, non hanno permesso di chiarire i dubbi.

fonte: (Adnkronos)

venerdì 26 agosto 2011

Caso Franceschi, la madre si incatena a Parigi: 'Ci spero ancora'

Eliseo, Parigi


La speranza è l'ultima a morire ma dell'inchiesta «non si sa ancora niente» e le autorità italiane non si sono più fatte sentire. Con questo spirito, Cira Antignano si è recata questa mattina a Parigi per chiedere verità e giustizia in merito alla morte di suo figlio, Daniele Franceschi, il viareggino morto a 36 anni nel carcere di Grasse, nel sud della Francia. Morto, secondo la madre, in circostanze mai chiarite. 

«Sono andata all'Eliseo, mi sono incatenata - racconta la madre di Franceschi - sono arrivati i poliziotti. Non volevano che stessi lì perché non ci si può stare. Mi sono messa in una traversina». A quel punto, continua Cira Antignano, «sono venuti due alti funzionari, mi hanno che potevo entrare. Allora ho lasciato una lettera per Carla Bruni». La donna spera che la première dame si attivi, come già aveva annunciato nel novembre 2010. «Mi hanno detto che mi richiameranno».

Cira Antignano traccia un bilancio pessimo della sua battaglia: «è un anno che gli organi di mio figlio sono sempre in Francia», dice, riferendosi all'autopsia avvenuta Oltralpe. La speranza? «È l'ultima a morire e io ci spero fino in fondo. L'inchiesta, non se ne sa ancora niente. Dicevano che a settembre si svolgerà qualcosa, vedremo». Impegno da parte delle autorità italiane? «Solo la senatrice Manuela Granaioli si è attivata in questi giorni, ha chiamato tutti qua in Francia, per evitare che mi succedesse qualcosa, durante il presidio». E Il ministro Franco Frattini? «No, non s'è più sentito», conclude la madre di Daniele Franceschi, con un sorriso amaro.

«Finalmente il muro di gomma delle autorità francesi si è infranto», ha poi aggiunto il genitore. 

Mamma Cira davanti al palazzo presidenziale ha indossato una maglietta con stampata la foto del figlio e la scritta «verità e giustizia un anno dopo» ed era accompagnata dal suo legale, avvocato Aldo Lasagna, per cercare di riaccendere i riflettori sulla tragica fine del figlio.

«Il funzionario governativo - dice l'avvocato Lasagna - ci ha promesso che la coppia presidenziale inviterà la mamma di Daniele prossimamente per un incontro privato all'Eliseo». Cira Franceschi e il suo legale hanno quindi incontrato il console d'Italia a Parigi, Luca Maestripieri, che «ha promesso - ha continuato Lasagna - il suo interessamento» al caso.

Franceschi, sposato, separato e padre di un bambino, morì il 25 agosto del 2010, a 36 anni, nel carcere francese di Grasse in circostanze ancora da chiarire.

fonte: http://www.unita.it/

venerdì 19 agosto 2011

25 agosto, ad un anno dalla morte di Daniele Franceschi


Gli interrogativi non sono stati sciolti e il mistero si è forse addirittura infittito. Dai diari di Daniele mancano pagine ma soprattutto, dopo un anno, le autorità francesi non hanno ancora restituito alla famiglia gli organi.  Quest’ultimo atto è un atteggiamento, che oltre ad essere totalmente irrispettoso di Daniele e della sua famiglia,  da molto da pensare. Cosa vogliono nascondere le autorità francesi? Forse le violenze che Daniele ha subito? Siamo già certi che non c’è stata la dovuta assistenza e parlare di omissione di soccorso sembra essere il minimo ma forse c’è dell’altro sotto? Naturalmente Cira Antignano, l’eroica madre di Daniele Franceschi, non si arrende e continua la sua lotta per avere tutta la verità sulla vicenda. Il 25 agosto si recherà a Parigi dove farà sentire la sua voce.
E’ passato un anno dalla strana morte del giovane viareggino, Daniele Franceschi, nel carcere di Grasse in Francia. 
Ogni anno, in estate, in Italia, Francia e quasi tutti i paesi dell’ UE si torna a parlare delle condizioni delle carceri. Sembra quasi un atto dovuto che però non porta mai a niente di risolutivo. Cosi passati i soliti minuti; dedicati ai radicali o ad altri idealisti illusi, sulle televisioni; tutto torna come prima. Sovraffollamento, mancanza di igiene, degrado delle strutture carcerarie, violenze e morti evitabili continuano ad essere le caratteristiche del pianeta carcere.
Ad un anno dalla morte di Daniele il Coordinamento Anticapitalista Versilise (CAV) ha deciso di ricordare Daniele con un manifesto commemorativo e di riprendere la richiesta di verità e giustizia per Daniele Franceschi. E’ l’ora di dire basta alle morti in carcere! E’ l’ora di dire basta alla repressione della “Fortezza Europa”!

fonte: http://danielefranceschi.wordpress.com/