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domenica 16 ottobre 2011

SUICIDI IN CARCERE, LA REGIONE VARA LE INIZIATIVE PER PREVENIRLO

Firenze, 15 ott. -
 Un'accoglienza qualificata e multiprofessionale, in grado di individuare i bisogni sanitari, sociali, psicologici e psichiatrici di ogni detenuto al suo arrivo in carcere. L'individuazione tempestiva degli indicatori di rischio. L'attenzione alle situazioni ambientali e logistiche che possano favorire suicidio e atti di autolesionismo. La stipula di appositi protocolli d'intesa tra le direzioni delle Asl e le direzioni degli istituti penitenziari. Le linee di indirizzo per la prevenzione del suicidio in carcere sono contenute in una delibera approvata di recente dalla giunta, delibera che si inserisce nel quadro piu' generale delle linee di indirizzo per la qualita' della salute dei detenuti per il biennio 2011-2012 approvate dalla giunta nel maggio scorso. Il documento, elaborato da un apposito gruppo di lavoro, ispirandosi anche al documento prodotto sul tema dal Comitato Nazionale di Bioetica, sara' uno strumento condiviso tra Regione Toscana e Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria (PRAP) per mettere a punto tutti gli interventi necessari per individuare e trattare per tempo le situazioni di disagio e fragilita' e prevenire il suicidio nelle carceri toscane. "La privazione della liberta' personale non deve portare alla perdita di altri diritti, tra cui quello alla salute - dice l'assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia - La salute e' un diritto di tutti indistintamente. Tutti, che siano liberi cittadini o detenuti, sono uguali davanti alla malattia, e il trattamento penitenziario deve sempre assicurare il rispetto della dignita' umana, senza alcuna discriminazione. Amministrazione penitenziaria e istituzioni sanitarie devono collaborare sempre piu' strettamente perche' questo diritto sia garantito a tutti i detenuti, con il coinvolgimento della polizia penitenziaria, degli operatori dell'area educativa, e del personale sanitario.
  Le delibera che abbiamo approvato indica questa strada".
  "Nonostante le strette misure di sorveglianza, in carcere il suicidio si verifica 20 volte di piu' che in altri ambienti - informa l'assessore al welfare Salvatore Allocca - Questo esito drammatico non riguarda solo le persone con sofferenza psichica, in quanto la carcerazione e le sue condizioni costituiscono di per se' un fattore di stress acuto e a volte insuperabile. Il sovraffollamento, l'inadeguatezza degli spazi, la carenza di personale e di attivita' trattamentali, i livelli igienico-sanitari, l'uso e abuso di psicofarmaci, sostanze e alcol, l'isolamento, sono tutti fattori che contribuiscono ad au
mentare il rischio delle azioni di autolesionismo e dei tentativi di suicidio".
fonte: AGI news

venerdì 19 agosto 2011

L'incidenza del sovraffollamento e degli stupri nei suicidi

Di fronte alla mancanza di rispetto per la vita dei detenuti - soprattutto dei più giovani e vulnerabili - non si può che reagire con sdegno e inoltrare in ogni sede opportuna una ferma protesta contro pene detentive che per centinaia di esseri umani diventano di fatto una condanna a morte o alla tortura, mentre la figura del magistrato si trasforma in modo inquietante in quella del carnefice.




Milano, 26 febbraio 2010.

 Morti in carcere: crescono i suicidi. Ai dati sul sovraffollamento e i trattamenti inumani e degradanti, che inducono molti detenuti a togliersi la vita, devono essere aggiunti quelli legati agli stupri e agli abusi sessuali su prigionieri, che vengono taciuti persino dalle associazioni umanitarie per un incomprensibile senso del pudore.

Il Gruppo EveryOne ha raccolto negli ultimi cinque anni segnalazioni di numerosissime violenze e coercizioni sessuali subite da detenuti, soprattutto in giovane età. Considerata la mancanza di strumenti atti a tutelare gli internati dagli abusi e in base alle testimonianze raccolte dagli attivisti EveryOne si può stimare che si verifichino nelle case circondariali italiane almeno 3 mila casi di stupro e riduzione alla schiavitù sessuale ogni anno. E' una dato che corrisponde al 40% degli stupri totali che avvengono in Italia.

“Quando entri in carcere,” hanno rivelato alcuni ex-detenuti a EveryOne, “se sei giovane o comunque hai un aspetto gradevole, diventi necessariamente la 'fidanzata' di un detenuto oppure vieni ripetutamente violentato dai prigionieri che hanno più potere e considerazione nella gerarchia che esiste dietro le sbarre. Oltre allo stupro anale, il giovane detenuto viene costretto a praticare la fellatio e altre forme di sesso coatto.

Molti ragazzi si tagliano le braccia, le gambe, il petto, il viso e compiono altri atti di autolesionismo per sottrarsi a tali pratiche. Altri tentano il suicidio. La violenza su un giovane in carcere non è considerata un atto omosessuale, ma una manifestazione di forza virile e di potere. Non a caso, i detenuti omosessuali sono le prime vittime degli abusi. I direttori, le guardie e gli educatori tollerano questo stato delle cose, ritenendolo parte della pena da scontare, perché per molti di loro la prigione deve essere un inferno. Vi sono anche guardiani ed educatori che provano eccitazione, di fronte a questo mondo dominato da uno spietato sadomasochismo”. 

Esistono diversi studi che dimostrano l'incidenza delle violenze sessuali rispetto ai tentati suicidi in carcere, eppure in Italia non si è fatto nulla, finora, per prevenire questo fenomeno. Cattività, noia, mancanza di assistenza ai detenuti e mancanza di programmi di convivenza civile favoriscono l'affermarsi di una società deviante, basata sull'interazione fra ruoli dominanti, spesso sadici e ruoli sottomessi, vittime di violenze gravi.

Per non parlare della totale assenza in carcere di programmi di educazione e informazione sul sesso sicuro e sulle malattie trasmissibili sessualmente, tra cui l’HIV. Le testimonianze raccolte dagli attivisti EveryOne conducono a una conclusione evidente, che pone la realtà delle violenze sessuali in carcere - una realtà ignorata dalle autorità competenti e spesso, inspiegabilmente, anche dalle organizzazioni umanitarie - fra le cause prime dei suicidi, dei tentati suicidi, degli atti di autolesionismo, delle sindromi depressive e di diverse forme di psicosi da cattività.

Di fronte alla totale mancanza di rispetto dei diritti e della vita dei detenuti - soprattutto dei più giovani e vulnerabili - non si può che reagire con sdegno e inoltrare in ogni sede opportuna, italiana e straniera, una ferma protesta contro pene detentive che per centinaia di esseri umani diventano di fatto una condanna a morte o alla tortura, mentre la figura del magistrato si trasforma in modo inquietante in quella del carnefice.

Riguardo alla grave e delicata emergenza umanitaria dei suicidi dietro le sbarre, ci è pervenuto oggi un breve rapporto, a cura dell'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, che comprende Radicali Italiani, Associazione Il Detenuto Ignoto, Associazione Antigone, Associazione A Buon Diritto, Radiocarcere e Ristretti Orizzonti. Lo pubblichiamo qui di seguito.

Nella foto, opera di Fernando Botero

fonte: http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/MainPage.html