sabato 26 novembre 2011

Paola valentino : un appello disperato

‎25/11/2011

Mi chiamo Paola Valentino ed oggi scrivo questa lettera come mio ultimo appello a questa societa’…
Mi dichiaro disperata, stanca, affaticata, sconcertata e DELUSA..dal sistema, dallo STATO, dalla Non-Giustizia, dalle amministrazioni politiche e non e dall’Italia.
Mi rivolgo alle più alte cariche, dal Presidente dello Stato , Ministro della Giustizia, Capo Amministrativo del Dap , alla Procura, alla d.d.a … ai cari Amici Radicali e a te Rita Bernardini , ma anche a chi come me conosce la realtà nuda e cruda del sistema ( infernale ) penitenziario.
Tutti hanno appreso tale dramma, gli istituti penitenziari sono al collasso, il sovraffollamento c’è ed è un dato di fatto spaventoso , tutti ne parlano e nessuno vuole far nulla, ignorano fingendo interesse e questo a scapito di chi non ce la fa più. Ho capito in che modo hanno deciso di alleggerire il problema, portando i detenuti al cedimento psicologico e ci sono riusciti…le carceri si svuoteranno solo in un modo e cioè con un suicidio si massa!
Di carcere si muore, potrebbero quanto meno riconoscere che oggi questa e’ diventata una malattia invalidante , come il CANCRO ma un cancro che non dà scampo, niente chemioterapia per i detenuti, niente esami approfonditi, niente ricoveri in ospedale..solo cavie di un sistema che non dà via d'uscita. Alla fine che ci importa di questi delinquenti vero? Se la sono cercata, vero? Attenti cara opinione pubblica giustizialista e dittatrice, che molti dei vostri figli ( figli dell’Italia-Bene) fuma lo spinello a vostra insaputa e per la legge italiana questo è un reato punibile penalmente, se dovesse comprarne 5 invece di uno ve lo sbattono in galera e poi farà parte anche lui di quei delinquenti che se la sono cercata..
Sono stremata, io moglie di un delinquente che all’eta’ di 19 anni cadde nel tunnel della tossicodipendenza e per procurarsi ( una dose ) si trovò ingarbugliato in una storia più grande di lui ..furto di un auto, questo e’ stato l’unico reato da lui commesso , e’ stato condannato a 26 anni e mezzo, questo per informare tutti quelli che pretendono la certezza della pena, più certa di così non si può…
Avete voluto il fine pena mai, bene , è ora che sappiate che il fine pena mai viene meno al momento in cui anche un capo promotore di un associazione mafiosa decide di collaborare , per passarla liscia gli basta mettere altri al posto suo, altri , non importa se innocenti o meno, basta che lo fà, lascia dichiarazioni abbastanza pesanti da distruggere quei ragazzi che lui stesso AVEVA AVVICINATO , ragazzi che avevano
((( ruoli marginali ))) riconosciuti anche in sede di giudizio, ma che si ritrovano a scontare delle pene pesantissime per dare la possibilità al Capo di uscire in libertà il prima possibile, per cui io mi ritrovo con un Boss che ha ammazzato e fatto ammazzare centinaia di persone, che ha terrorizzato interi paesi, che ha distrutto centinaia di famiglie , nascosto chissà dove, con la sua nuova identità, protetto insieme alla sua famiglia, con un lavoro assicurato che si gode la sua vita, mentre noi dobbiamo pagare x 26 anni e mezzo un furto di un auto???? Per voi questa è giustizia???
No , non ci stò più, ho perso le speranze, non so più dove aggrapparmi, le ho provate tutte, ho fatto mille richieste e mi vedo trattata come l’ultima delle donne, mi sono ammalata anche io di questo Cancro, la troppa Non-giustizia mi ha avvelenato il sangue, sono una madre e sono una moglie esasperata. Ho mille malattie, malori continui, non posso più essere una madre efficiente per i miei figli, non riesco più a lavorare in quanto la mia malattia non me lo permette, e che cosa fate per aiutarmi? Mi mandate l’unico punto di riferimento ( MIO MARITO ) a 900 chilometri di distanza? Allora non vi basta distruggere la vita di questi poveri sventurati figli della fame e della povertà, vi ci accanite pure!!!
Chiedo per l’ultima volta un aiuto..non pretendo nè una grazia, nè una riduzione della pena, vi chiedo e vi imploro di salvare la Mia Vita…ho un estremo bisogno che mio marito venga trasferito nel più breve tempo possibile in un carcere più vicino, che sia LECCE, che sia TARANTO che sia ROMA ( REBIBBIA )…sono gli unici tre posti dove io troverei appoggio e sostegno per poterlo andare a trovare.
Da oggi 25/11/2011 sono ufficialmente in sciopero della fame..vado in oltranza fino alla morte se sarà necessario, ma questa lettera non si fermerà , tutti dovranno sapere ,perchè già mi avete ucciso per metà , ma l’altra metà sarete sempre voi ad ucciderla…mi dichiaro al momento una vostra vittima e tale dovrò essere riconosciuta se arriverà la mia fine. Ai miei figli dovrà essere detto che la loro mamma e’ stata uccisa dallo Stato e dalla Non-Giustizia.
Ho aspettato e sperato con tutta me stessa, ma invano..sono troppi anni che siamo in attesa di una Sacra Riforma Della Giustizia, speravo in una comunicazione immediata di una Legge Eccezionale che ci liberasse finalmente dal TERRORE GIUDIZIARIO…pura illusione perche’ mai lo STATO dovrebbe tenderci una mano? Noi siamo gli ultimi, esistono le leggi a tutela dei Maiali, ma non esistono quelle che Tutelano L’uomo.
Profondamente Delusa
Valentino Paola

Per chi vorrebbe comunicare con me o sa’ come puo’ aiutarmi può contattarmi
Su questo indirizzo evalp79@yahoo.it
Tel 3297489652
Aiutatemi vi prego!!!


giovedì 24 novembre 2011

recuperiamoci!: Verso Natale 2011 R&C Rete &conomia Carceraria Pun...

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"Il carcere? Produce morte ed è asociale". Un ergastolano scrive al nuovo ministro della Giustizia

Martedì, 22 novembre 2011 - 17:42:29
Lettera aperta al nuovo Guardasigilli della Giustizia,  Prof.ssa Paola Severino
Aver letto sul Manifesto di giovedì 17 novembre:
- La professoressa Severino, nuova guardiasigilli, intercettata all'uscita sullo scalone assicura di avere saputo della nomina solo ieri mattina, poi dice che un intervento per l'emergenza carceri sarà una delle prime cose da fare- mi fa ben sperare.
Ed ho pensato di scriverle questa lettera aperta per farle sapere che:
-Nelle carceri italiane, dall'inizio dell'anno fino al 28 ottobre 2011, hanno perso la vita 155 detenuti,
54 si sono suicidati, dei rimanenti 101 (età media 35 anni) circa la metà è deceduta per malori improvvisi legati a disfunzioni cardiache, respiratorie, eccetera, mentre su 23 casi sono in corso inchieste giudiziarie miranti ad accertare le cause dei decessi
 (Fonte interrogazione parlamentare del Senatore Ferrante).
carmelo musumeci
Signor Ministro, tengo a farle sapere che dal 2000 al 2011 ci sono stati nelle carceri italiane 1902 morti, di cui 680 suicidi (Fonte "Ristretti Orizzonti").
Una vera guerra, ma forse sarebbe bene chiamarla una vera carneficina, perché a morire in carcere sono soprattutto barboni, tossicodipendenti, extracomunitari e poveracci,  dato che in questi luoghi non ci va solo chi commette dei reati, ma  ci vanno soprattutto le anime perse della società.
Ed è incredibile che dove si dovrebbe fare giustizia regni l'ingiustizia e si muoia più che da qualsiasi altra parte d'Italia. Eppure in questa lista di morti non ci sono detenuti imputati di corruzione, approvazione indebita, associazione mafiosa esterna, ecc.., probabilmente perché questi tipi di imputati in carcere non ci vanno, ma si sa che il diritto e i diritti funzionano solo per i ricchi.
Signor Guardasigilli, le campagne forcaiole e le colossali bugie per ottenere consenso politico hanno fatto diventare le carceri italiane luoghi di tortura, di disperazione e dolore. Come lei saprà, perché è anche avvocato, negli altri Paesi le pene detentive non hanno una durata così elevata come in Italia.
La certezza della pena potrebbe significare anche di far scontare la pena fuori dal carcere, poiché la società non è più tutelata mettendo fuori le persone a fine pena, perché questi escano più cattivi constatando sulla loro pelle che i loro governanti e i loro giudici non sono migliori di loro.
Signor Ministro, il carcere in Italia è molto pericoloso, produce morte, crimine istituzionale ed è asociale. La galera nel nostro paese non corregge il detenuto, ma piuttosto gli insegna a commettere altri crimini e ad odiare i "buoni" se questi sono peggio di lui.
Per ultimo Signor Guardasigilli, tengo a farle sapere che in Italia, unico paese in Europa, esiste l'ergastolo ostativo, la "Pena di Morte Viva", come la chiamiamo noi ergastolani, che è una condanna di morte che si sconta da vivo invece che da morto, perché non potremo mai usufruire di nessun beneficio penitenziario se nella nostra cella non ci mettiamo un altro al posto nostro.
Signor Ministro le auguro buon lavoro con la speranza che l'amore sociale sia nel suo cuore.
Carmelo Musumeci.
Carcerde di Spoleto, novembre 2011

Carceri, la fabbrica dei suicidi


L’ultima vittima, P.C.A., un cittadino colombiano di 48 anni, si è impiccato venerdì 18 novembre nel carcere bolognese della Dozza. Ha rifiutato di uscire dalla sua cella durante l’ora d’aria, ha lasciato sopra il materasso alcune lettere per i suoi familiari e si è impiccato con il lenzuolo, «legandosi le mani con un calzino per evitare ripensamenti». Una settimana prima, sabato 12 novembre, due tragedie identiche si sono consumate nel Reparto di osservazione di Poggioreale, a Napoli, e nell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. E questi sono solamente gli ultimi tre dei cinquantanove suicidi avvenuti quest’anno nei penitenziari italiani. Uno ogni cinque giorni, uno ogni mille detenuti dicono le statistiche. E i tentati suicidi (i dati fanno riferimento al 2010) sono stati quasi il triplo: 167.
Il numero impressionante di «auto soppressioni», come vengono definiti i suicidi nelle relazioni delle guardie penitenziarie che ci devono convivere tutti i giorni, è l’aspetto più evidente di un sistema carcerario che si avvicina sempre di più a un inferno. Il primo male, però, da cui discendono tutti gli altri, è il sovraffollamento. Ad oggi nelle 206 prigioni italiane ci sono 67.510 detenuti (43.253 italiani e 24.257 stranieri) per 45.572 posti letto. Fra questi ci sono 37.395 persone condannate in modo definitivo (il 55,4%) e 28.457 imputati (14.445 – il 21,4% – in attesa del giudizio di primo grado, 7.698 1’11,4% – in attesa del giudizio d’appello e 4696 -il 7% – in attesa della sentenza definitiva della Cassazione). Il totale dei detenuti era di circa 40.000 unità nel 2006, subito dopo l’indulto, ma in questi cinque anni è tornato a crescere ben oltre la soglia di guardia. Per comprendere il livello di emergenza basta confrontare l’indice di sovraffollamento (quanti sono i carcerati ogni cento posti disponibili) dei principali Paesi europei: in Italia è 148,2 (peggio di noi c’è solo la Spagna con 153) mentre la media europea è 104 e nei paesi virtuosi (Svizzera, Danimarca, Norvegia, Germania e Portogallo) l’indice si aggira intorno al 90.
«Nove regioni (Calabria, Emilia Romagna, Friuli, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Valle d’Aosta e Veneto) – scrive Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp (l’Organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria) – hanno superato persino le capienze massime consentite, – con 6.000 poliziotti penitenziari in meno su un organico di 45.109, 2.236 unità dei profili tecnici e amministrativi in meno su un organico di 8.737 e circa 150 milioni di debiti su forniture e utenze per il 2011. E per il 2012 c’è l’urgente necessità di reperirne altri 250».
Il 13 gennaio del 2010 l’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano ha cercato d’intervenire varando il cosiddetto «Piano carceri». Il progetto di Alfano si fondava su tre pilastri: la costruzione di Il nuovi penitenziari, la realizzazione di 20 padiglioni extra all’interno di strutture già esistenti e l’assunzione di 2.000 nuovi agenti penitenziari. Dieci mesi dopo, però, come ha ricordato pochi giorni fa Marco Pannella dai microfoni di Radio Radicale – «Il 28 luglio il Presidente della Repubblica ci disse, direi, ci ordinò, di affrontare la prepotente urgenza rappresentata dalla situazione delle carceri e della giustizia. Dov’è finita questa emergenza?», siamo ancora al punto di partenza. Anche ammesso che il «Piano carceri» venga completato in tempi ragionevoli, infatti, all’appello mancherebbero comunque 12.788 posti. Le situazioni più allarmanti sono in Lombardia (mancano 4.114 posti, ma a piano ultimato ne mancherebbero comunque 3.314), Campania (mancano 2.182 posti e a piano ultimato ne mancherebbero 1.332) e Lazio (mancano 1.754 posti e a piano ultimato ne mancherebbero 1.354).
Il nuovo governo è consapevole che bisogna intervenire il prima possibile. Tant’è vero che le uniche parole pronunciate dal Guardasigilli Paola Severino, intercettata dai cronisti mentre usciva dal Quirinale dopo il giuramento sono state: «Diamoci tutti una mano. Il carcere è un problema grave». Sul piatto, oltre agli interventi sulle strutture e sugli organici della polizia penitenziaria, potrebbe esserci anche altro: dalla revisione delle norme sulla custodia cautelare all’introduzione di misure alternative alla detenzione per i reati meno gravi. In tempi di tagli alle spese dello Stato, infatti, a preoccupare sono anche i numeri dei bilanci. Secondo i dati del dipartimento di Polizia penitenziaria ogni giorno spendiamo 7.615.803 euro. In pratica 113 euro per ogni detenuto. Di questi 98,95 euro vengono spesi per il personale, 4,03 per il funziona- mento delle strutture, 3,35 per le spese d’investimento (edilizia penitenziaria, acquisto di mezzi di trasporto) e 6,48 per il mantenimento dei detenuti. «Ma di questi spiega Riccardo Polidoro, presidente della onlus “Il carcere possibile” 3,95 euro vengono spesi per il cibo e solamente 11 centesimi per il trattamento di riabilitazione».

martedì 22 novembre 2011

La fabbrica dei suicidi


Carceri, la fabbrica dei suicidi

Paola Severino, Ministro della Giustizia: «La responsabilità è grande. Diamoci tutti una mano. La priorità? Quello delle carceri è un problema grave»

Sono una delle prime emergenze del nuovo ministro: densità di popolazione a livelli record

FRANCESCO MOSCATELLI
L’ ultima vittima, P.C.A., un cittadino colombiano di 48 anni, si è impiccato venerdì 18 novembre nel carcere bolognese della Dozza. Ha rifiutato di uscire dalla sua cella durante l’ora d’aria, ha lasciato sopra il materasso alcune lettere per i suoi familiari e si è impiccato con il lenzuolo, «legandosi le mani con un calzino per evitare ripensamenti». Una settimana prima, sabato 12 novembre, due tragedie identiche si sono consumate nel Reparto di osservazione di Poggioreale, a Napoli, e nell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. E questi sono solamente gli ultimi tre dei cinquantanove suicidi avvenuti quest’anno nei penitenziari italiani. Uno ogni cinque giorni, uno ogni mille detenuti dicono le statistiche. E i tentati suicidi (i dati fanno riferimento al 2010) sono stati quasi il triplo: 167.

Il numero impressionante di «auto soppressioni», come vengono definiti i suicidi nelle relazioni delle guardie penitenziarie che ci devono convivere tutti i giorni, è l’aspetto più evidente di un sistema carcerario che si avvicina sempre di più a un inferno. Il primo male, però, da cui discendono tutti gli altri, è il sovraffollamento. Ad oggi nelle 206 prigioni italiane ci sono 67.510 detenuti (43.253 italiani e 24.257 stranieri) per 45.572 postiletto. Fra questi ci sono 37.395 persone condannate in modo definitivo (il 55,4%) e 28.457 imputati (14.445 - il 21,4% - in attesa del giudizio di primo grado, 7.698 l’11,4% - in attesa del giudizio d’appello e 4696 -il 7% - in attesa della sentenza definitiva della Cassazione). Il totale dei detenuti era di circa 40.000 unità nel 2006, subito dopo l’indulto, ma in questi cinque anni è tornato a crescere ben oltre la soglia di guardia. Per comprendere il livello di emergenza basta confrontare l’indice di sovraffollamento (quanti sono i carcerati ogni cento posti disponibili) dei principali Paesi europei: in Italia è 148,2 (peggio di noi c’è solo la Spagna con 153) mentre la media europea è 104 e nei paesi virtuosi (Svizzera, Danimarca, Norvegia, Germania e Portogallo) l’indice si aggira intorno al 90.

«Nove regioni (Calabria, Emilia Romagna, Friuli, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Valle d’Aosta e Veneto) - scrive Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp (l’Organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria) - hanno superato persino le capienze massime consentite, con 6.000 poliziotti penitenziari in meno su un organico di 45.109, 2.236 unità dei profili tecnici e amministrativi in meno su un organico di 8.737 e circa 150 milioni di debiti su forniture e utenze per il 2011. E per il 2012 c’è l’urgente necessità di reperirne altri 250».

Il 13 gennaio del 2010 l’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano ha cercato d’intervenire varando il cosiddetto «Piano carceri». Il progetto di Alfano si fondava su tre pilastri: la costruzione di 11 nuovi penitenziari, la realizzazione di 20 padiglioni extra all’interno di strutture già esistenti e l’assunzione di 2.000 nuovi agenti penitenziari. Dieci mesi dopo, però, come ha ricordato pochi giorni fa Marco Pannella dai microfoni di Radio Radicale - «Il 28 luglio il Presidente della Repubblica ci disse, direi, ci ordinò, di affrontare la prepotente urgenza rappresentata dalla situazione delle carceri e della giustizia. Dov’è finita questa emergenza?», siamo ancora al punto di partenza. Anche ammesso che il «Piano carceri» venga completato in tempi ragionevoli, infatti, all’appello mancherebbero comunque 12.788 posti. Le situazioni più allarmanti sono in Lombardia (mancano 4.114 posti, ma a piano ultimato ne mancherebbero comunque 3.314), Campania (mancano 2.182 posti e a piano ultimato ne mancherebbero 1.332) e Lazio (mancano 1.754 posti e a piano ultimato ne mancherebbero 1.354).

Il nuovo governo è consapevole che bisogna intervenire il prima possibile. Tant’è vero che le uniche parole pronunciate dal Guardasigilli Paola Severino, intercettata dai cronisti mentre usciva dal Quirinale dopo il giuramento sono state: «Diamoci tutti una mano. Il carcere è un problema grave». Sul piatto, oltre agli interventi sulle strutture e sugli organici della polizia penitenziaria, potrebbe esserci anche altro: dalla revisione delle norme sulla custodia cautelare all’introduzione di misure alternative alla detenzione per i reati meno gravi. In tempi di tagli alle spese dello Stato, infatti, a preoccupare sono anche i numeri dei bilanci. Secondo i dati del dipartimento di Polizia penitenziaria ogni giorno spendiamo 7.615.803 euro. In pratica 113 euro per ogni detenuto. Di questi 98,95 euro vengono spesi per il personale, 4,03 per il funzionamento delle strutture, 3,35 per le spese d’investimento (edilizia penitenziaria, acquisto di mezzi di trasporto) e 6,48 per il mantenimento dei detenuti. «Ma di questi spiega Riccardo Polidoro, presidente della onlus “Il carcere possibile” -3,95 euro vengono spesi per il cibo e solamente 11 centesimi per il trattamento di riabilitazione».

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/default.asp

lunedì 21 novembre 2011

Testimonianza da Sollicciano


Dal carcere di Sollicciano (Firenze), la testimonianza di un detenuto che ci racconta di drammatici ma quotidiani problemi legati in particolare alla salute.
«Sono un detenuto del carcere di Sollicciano e quando M. mi ha chiesto di scrivere qualcosa per definire la Sanità in carcere, subito ho risposto di sì.
Parto dal fatto che non esiste un “pronto intervento”: se un detenuto è colpito da una colica renale, per esempio, passano almeno due ore prima che sia portato in infermeria; è capitato proprio poche settimane fa ad un mio cocellante, per accellerare i tempi di soccorso abbiamo fatto la battitura: “sbattere il blindo, accompagnato da urla”. Nonostante ciò, è trascorsa più di un’ora e mezzo.
Non mi chiedo cosa succeda se un detenuto sia colpito da infarto perchè ho visto persone uscire in bare di alluminio, certo qualcuno è morto anche per “overdose” ma pure per questa, con una semplice iniezione di “NARCAN” fatta in tempo, non si muore.
Mi dispiace iniziare in modo così crudo ma ho poca scelta, potevo in alternativa parlare prima delle carenze igieniche, che vanno a generare malattie come scabbia, micosi etc. etc. ma, senza sottovalutare nemmeno quest’ultimo aspetto, devo informarvi della ricomparsa copiosa della T.B.C. Per questa malattia infettiva sono stati fatti da poco i controlli annuali, però gli arresti vengono fatti tutti i giorni, quindi…
Devo dire che per quanto riguarda la terapia di psicofarmaci, c’è un’ efficienza a dir poco svizzera, non solo infatti il carrello arriva in perfetto orario due volte al giorno, ma mi riferisco anche alla ”cura del sonno” che andava di moda qualche anno fa. Sarcasmo a parte, credo che le notizie scritte sui quotidiani riguardo alle condizioni delle carceri, da chi lo fa di mestiere il giornalista, siano abbastanza esaurienti, specialmente in quest’ultimo periodo in cui si parla di amnistia, però le persone continuano ad ammalarsi e a morire.
La causa è quasi sempre la stessa, mancato soccorso, in poche parole siamo lasciati a noi stessi.
Io, che sono un fuorilegge, posso dire di non aver mai visto qualcosa di così criminale come la “gestione” delle  nostre Patrie galere. Dico così perchè sono consapevole di dover espiare la mia pena e mi ritrovo paradossalmente ad essere vittima di quello che vogliono far passare come rieducazione, attraverso un pentimento connesso alla dimensione della sofferenza e non esagero se la chiamo schiavitù».
Alcune notizie che mi arrivano dalla Prima Sezione Giudiziaria Femminile di Sollicciano.
«La situazione disumana nella quale viviamo è caratterizzata da: vitto scarso e di pessima qualità, mancanza di carta igienica, assorbenti e prodotti per pulire la cella, di conseguenza dobbiamo acquistare tutto ciò, quindi, può permetterselo solo chi ha la fortuna di avere i soldi. Quando piove, l’acqua che filtra dal tetto arriva direttamente in cella, per non parlare dei corridoi.
Poliziotte penitenziarie che, invece di svolgere le proprie mansioni, istigano a comportarsi in modo non consono alla civile convivenza, aggiungendo alla nostra frustrazione le loro angherie: se una detenuta cerca di essere rispettata come un essere umano, viene subito definita aggressiva e da ciò conseguono rapporti disciplinari e isolamento. Le docce sono diminuite a tre volte alla settimana.
Quando una di noi si sente male, passano ore prima che l’agente di sezione, che per legge dovrebbe essere presente sul posto per tutta la durata del turno, arrivi e decida lei stessa l’entità del  ”male”  in questione. Assisto ad episodi di ragazze che vengono visitate dall’infermiere solo il giorno dopo e dico infermiere, non dottore. Qui non ci si limita a violare le più elementari basi dei diritti umani, credetemi se vi dico che si va ben oltre .
Da quando stanno sfollando le così dette strutture OPG ci troviamo in cella persone che devono essere curate non per delle “semplici” depressioni come può essere la mia, no, qui si parla di individui definiti, per usare un termine che ormai viene abbellito da questi signori, affetti da turbe maniaco-depressive. Nei fatti, in un contesto di pochi metri quadri sono rinchiuse sei persone di cui una o due come sopra descritto.
In sezione 8, nella cella 1, da poco è stato ricostruito il bagno perchè una persona che doveva essere in un ospedale psichiatrico, seguito come “Domine Dio” comanda, ha spaccato completamente tutto, provocandosi tagli e lesioni. A tutto questo dobbiamo aggiungere il resto dei colpi che ha preso dagli agenti. Mi aspettavo, visto che tre agenti non hanno avuto il coraggio di entrare in questa cella che gli tirassero un dardo con la cerbottana come si fa per gli animali.
Non vorrei che quest’ ironia passasse come un minimizzare il problema, ma, quando si è sottomessi, o meglio, condotti ad un depauperamento estremo, tutto sembra normale, progressivamente ci si abitua a tutto ciò. Questo non significa che quei signori sono riusciti nel loro intento di inaridire tutto ciò che è in me, no, io, come tanti altri, ho la fortuna di conservare dentro di me la speranza, che, coadiuvata dal “lavoro” di sostegno dei volontari, mi aiuta a non perdere la mia identità.
I volontari ci trattano come persone vere, facendo si che un’attesa diventi qualcosa di piacevole solo per il fatto di essere riconosciuti, anche se non puoi accenderti la luce quando ti serve  o al contrario spegnerla quando hai sonno, tu per me esisti ,anche quando ti vengono tolte tutte e non esagero se dico tutte le cose più semplici per poter sopravvivere psicologicamente, tu per me esisti».
Testimonianza raccolta da M.
fonte: http://www.progre.eu/

Obbligati : Nelle carceri italiane VIGNETTE: Aggiornamento : Da 361 a 380

Obbligati : Nelle carceri italiane VIGNETTE: Aggiornamento : Da 361 a 380