venerdì 1 aprile 2011

Cie....peggio della galera


Polvere da sparo


Archivio per settembre 15th, 2010

Lettera dei reclusi nel C.I.E. di Gradisca

Dalla homepage di Radio Onda Rossa, una lettera da Gradisca
Noi stiamo scioperando perché il trattamento è carcerario, 
abbiamo soltanto due ore d’aria al giorno, una al mattino e una la sera, 
siamo tutti rinchiusi qui dentro, non possiamo uscire. 
Ci sono tre minorenni qui dentro, sono tunisini e hanno sedici anni, 
ci chiediamo come mai li hanno messi qui se sono minorenni? 
Il cibo fa schifo, non si può mangiare, ci sono pezzi di unghie, capelli, insetti.
 Siamo abbandonati, nessuno si interessa di noi, siamo in condizioni disumane.
La polizia spesso entra e picchia.
Circa tre mesi fa con una manganellata hanno
 fatto saltare un occhio ad un ragazzo,
 poi l’hanno rilasciato perché stava male e non volevano casini,
 e quando è uscito, senza documenti non poteva più fare nulla contro chi gli aveva fatto perdere l’occhio. 
Ci trattano come delle bestie. 
Alcuni operatori [della cooperativa Connecting People che gestisce il Centro, n.d.r.]
 usano delle prepotenze, ci trattano male, ci provocano, 
ci insultano per aspettare la nostra reazione, così poi sperano di mandarci in galera,
 tanto danno sempre ragione a loro
. C’è un ragazzo in isolamento che ha mangiato le sue feci. 
L’hanno portato in ospedale e l’hanno riportato dentro. 
È da questa mattina che lo sentiamo urlare, nessuno è andato a vederlo, 
se non un operatore che l’ha trattato in malo modo.
Il direttore fa delle promesse quando ci sono delle rivolte,

 poi passano le settimane e non cambia mai niente. 
Da due giorni siamo in sciopero della fame e il medico 
non è mai entrato per pesarci o per fare i controlli, 
entra solo al mattino per dare le terapie. 
Continueremo a scioperare finchè non cambieranno le cose,
 perché sei mesi sono troppi e le condizioni troppo disumane.
Questo non è un posto ma un incubo, perché siamo nella merda,
 è assurdo che si rimanga in queste gabbie. 
Sappiamo che molta gente sa della esistenza di questi posti e di come viviamo.
 E ci si chiede, ma è possibile che le persone solo perché
non hanno un pezzo di carta debbano essere rinchiuse per sei mesi della loro vita?
Reclusi del Cie di Gradisca


Rassegna stampa condizioni CIE Gradisca D'Isonzo

Utente: yabastafvg
1 / 3 / 2011
Nuova rivolta, il Cie di Gradisca quasi inagibile
GRADISCA. Il Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo è al collasso.
 A mettere definitivamente al tappeto la struttura isontina sono stati gli incendi 
appiccati dagli immigrati nel primo pomeriggio di ieri, quando tra le 13 e le 14 
sono state date alle fiamme sei delle sette stanze rimaste ancora agibili dopo
 i disordini delle ultime due settimane
Un’azione palesemente mirata quella degli “ospiti” del centro,
 che negli ultimi cinque giorni hanno incendiato (bruciando materassi e suppellettili varie)
 sedici stanze del complesso, dove al momento risulta agibile una sola camerata,
 a regime standard predisposta per ospitare 8 letti.
Un’inezia a fronte dei 105 immigrati clandestini attualmente rinchiusi nella struttura, 
tanto da costringere la Prefettura di Gorizia a inviare nel pomeriggio
 di ieri una richiesta d’aiuto ufficiale al ministero dell’Interno,
 precisando la «situazione di assoluta criticità e il concreto
 rischio di collasso

 in cui versa il Cie». «Resta agibile una sola stanza, salvata in tempo dai vigili del fuoco

 – hanno confermato ieri dalla Prefettura del capoluogo isontino –.

 Lo stato d’emergenza era scattato già venerdì sera, quando a seguito di altri incendi 

erano rimaste 7 le stanze funzionali, con una capacità standard 

di 56 posti, per ospitare 135 immigrati.

 Molti avevano passato la notte a terra, in sistemazione d’emergenza, 

ma ora, con una sola stanza agibile e una capienza di 105 persone, 

la situazione è al limite del drammatico. 

Gli spazi per ospitare gli immigrati, seppur in alloggi di fortuna

 come corridoi e locali normalmente adibiti ad altre funzioni, 

materialmente ci sono ma è evidente che può trattarsi di una soluzione temporanea, 

impraticabile nell’arco di più giorni. In merito a possibili trasferimenti 

di immigrati dal Cie di Gradisca, invece, al momento non ci sono comunicazioni ufficiali, 

stanotte (ieri, ndr ) sicuramente resteranno tutti nella struttura,

 non c’è disponibilità di posti negli altri centri italiani».

Il Carnevale ad alta tensione nel Cie di Gradisca è cominciato 
già nella tarda mattinata di ieri, 
quando il previsto rilascio di una ventina di immigrati
 (dopo che sabato 32 erano stati fatti uscire con il foglio di via, l’invito 
ad abbandonare il Paese entro 5 giorni) disposto dalla Questura goriziana
 è stato bloccato dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale. 
Un mancato rilascio che ha immediatamente fatto esplodere
 la tensione nella struttura, dove poco dopo le 13 sono cominciati i disordini, 
sfociati nell’incendio. Inutile l’intervento dei vigili del fuoco di Gorizia,
 che non hanno potuto far altro che provvedere alla messa in sicurezza 
della struttura e dichiarare l’inagibilità delle sei stanze.
 Nel corso dell’incendio, con alte colonne di fumo che per un’ora 
si sono elevate sopra il Centro per immigrati isontino,
 non si sono registrati casi di intossicamento o feriti.
Marco Ceci
Il Sap: Centro abbandonato dal Viminale
GRADISCA. Il febbraio “caldo” al Cie di Gradisca è cominciato sabato 12, 
quando l’arrivo da Lampedusa di una cinquantina di immigrati tunisini 
(30 dei quali chiesero immediatamente asilo politico) provocò un’immediata 
escalation di tensione, sfociata lunedì 14 nell’incendio di tre stanze.
 Martedì 22 nuovi disordini e l’inizio di una settimana di fuoco, proseguita 
giovedì con l’incendio di sette stanze e l’arresto di 5 clandestini. 
Venerdì nuovi disordini, culiminati con l’incendio di altre quattro stanze.
Sull’escalation di tensione nella struttura isontina è intervenuto
 ieri il segretario provinciale del Sap (Sindacato autonomo di Polizia) 
di Gorizia, Angelo Obit. «Vista la grave situazione il questore, 
che nel frattempo non aveva ottenuto rinforzi dal Dipartimento
 e nemmeno disponibilità di posti in altri Cie – ha detto Obit –, 
sabato aveva suo malgrado deciso di dimettere dal Centro, 
con intimazione a lasciare l’Italia, i soggetti giudicati meno pericolosi.
 Era l’unica possibilità per continuare a trattenere gli altri. 
Ieri ne dovevano essere dimessi altri 20 ma è arrivato l’altolà del Dipartimento.
 Così si è alzata la tensione e sono state bruciate altre sei stanze. 
Se l’Europa ha abbandonato l’Italia il Dipartimento ha abbandonato Gradisca e il questore.
 La totale solidarietà del Sap va agli operatori
 e al questore al quale non va attribuita alcuna responsabilità.
Il Piccolo del 28/02/11
Rivolta al Cie di Gradisca Il Centro è ormai inagibile 
L'ennesima protesta è scoppiata dopo lo stop al rilascio di 20 immigrat
i Sabato ne erano usciti 30. Il Sap: «Resta una sola stanza per cento ospiti»
di Luigi Murciano wGRADISCA I rivoltosi hanno vinto: il Cie è definitivamente al collasso.
 Una settimana di rivolte ha portato ieri ad un epilogo grottesco, inimmaginabile: 
la struttura di massima sicurezza da 17 milioni di euro non è più agibile.
 Smontata pezzo dopo pezzo dalla furia degli ospiti.
 Ora, dopo l'incendio di altre 6 stanze, all'ex Polonio è allarme-sovraffollamento.
 A salvarsi dall'ennesima sommossa, scoppiata alle 14 di ieri, 
è stata una sola camerata da 8 posti sita nella zona rossa. 
Sono invece 105 i clandestini ospitati in via Udine:
 hanno trascorso la notte negli spazi comuni, sistemati alla bell'e meglio a terra, nei corridoi.
 Una sistemazione di fortuna che fa del Cie una polveriera pronta ad esplodere in qualsiasi istante.
 Febbrili in queste ore i contatti fra la Prefettura goriziana ed il Viminale
 per capire come gestire la situazione.
 Esclusi, almeno ieri, trasferimenti in altri Cie della penisola, 
dove del resto non sta neppure uno spillo. Stando alle indiscrezioni,
 il casus belli sarebbe scaturito da una decisione del Ministero dell'Interno, 
che domenica pomeriggio avrebbe congelato l'operazione 
di svuotamento avviata il giorno prima dalla Questura. 
Si era concretizzata nel rilascio (tramite foglio di via e obbligo di lasciare il Paese) 
di 30 immigrati ritenuti non pericolosi.
 Un'operazione di alleggerimento che ieri mattina avrebbe
 dovuto rimettere in libertà altri 20 clandestini, 
riportando il Cie sotto le 100 unità. Poi il dietrofront.
 E la situazione è deflagrata con la ribellione dei migranti che già riassaporavano la libertà.
 Durissimo il commento del Sap, sindacato autonomo di polizia.
 «Il Cie di fatto non esiste più - denuncia il segretario Angelo Obit -
 In cinque anni sono stati distrutti tutti i sistemi di sicurezza, la mensa,
 i dispositivi di vigilanza, mai ripristinati. 
Questa settimana invece è stata completata l'opera 
con la progressiva devastazione delle camerate». 
La situazione secondo il Sap è diventata senza uscita
 quando da Lampedusa sono stati trasferiti 50 tunisini.
 Da allora un'escalation di incendi «sistematica, quasi studiata:
i migranti sapevano perfettamente quali erano le criticità del Cie». 
Ieri il collasso, nonostante il piano di svuotamento appena avviato. 
Vista la grave situazione il questore Piovesana 
(«che nel frattempo non ha ottenuto rinforzi e nemmeno
 disponibilità di posti in altri Cie» precisa Obit) aveva infatti deciso
 di dimettere i 30 soggetti meno "a rischio" con intimazione a lasciare il Paese.
 «Era l'unica possibilità per continuare a trattenere gli altri» spiega il Sap.
 Ieri avrebbero dovuto esserne dimessi altri 20, 
ma è arrivato l'altolà del Dipartimento per l'Immigrazione. Ed è stato il collasso

Da Global projet


Avanti il prossimo - suicidi nelle carceri 2010


Tenta il suicidio nel carcere a Bari
"Servirebbero le navi come a Lampedusa"

Il penitenziario ha una capienza di 296 posti letto, ma oggi ce ne sono 606. La denuncia del sindacato di polizia: "Il premier dovrebbe utilizzare le navi per lo sfollamento dei detenuti dalla Puglia come con gli immigrati"


Un ennesimo tentativo di suicidio da parte di un detenuto si è verificato ieri sera nell'affollato carcere di Bari: lo rende noto il vice segretario generale nazionale dell'Osapp, Mimmo Mastrulli. L'episodio avviene a distanza di pochi giorni da un altro del genere avvenuto nell'istituto penitenziario di Lecce.

"Il premier - afferma oggi Mastrulli - dovrebbe utilizzare le navi per lo sfollamento dei detenuti dalla Puglia, cioè lo stesso provvedimento degli immigrati di Lampedusa" . Anche nel caso di Bari come in quello di Lecce il detenuto è stato salvato grazie all'intervento di un agente di polizia penitenziaria.

Nel penitenziario di Bari la capienza regolamentare è di 296 posti letto, mentre oggi risulta che ve ne siano 606, "vale a dire il 100% in più, un carnaio umano - afferma Mastrulli - nella fornace dell'indifferenza penitenziaria centrale e regionale". L'Osapp denuncia la "cronica carenza degli organici" e chiede l'invio di un Commissario straordinario dirigente generale per l'organizzazione dei servizi e delle relazioni sindacali dal Dap presso il provveditorato Regionale Pugliese "dimostratosi scarsamente attento ed altrettanto non operativo per le richieste e le esigenze della categoria dei Baschi azzurri".
Da "Il Giorno"

Carceri: da Strasburgo un aiuto ai detenuti italianiPDF
giovedì 31 marzo 2011
cella.jpgLa Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), di stanza a Strasburgo, ha chiesto chiarimenti al governo italiano in merito alla situazione in cui versano le carceri. La richiesta non è partita spontaneamente da Strasburgo, ma è stata la diretta conseguenza di numerose denunceche alcuni detenuti italiani hanno ufficialmente sporto alla Corte europea.
 I ricorsi sono 26 e sono stati presentati tra l’agosto del 2009 e l’ottobre del 2010 da detenuti delle carceri diCosenza, Salerno, Palmi, Matera e Saluzzo; a questi se ne aggiungono altri 45, provenienti dagli istituti penitenziari di Piacenza e Busto Arsizio, che descrivono un certo degrado della situazione carceraria.
Celle troppo piccole, di soli 3 metri quadri circa, senza adeguata ventilazione e illuminazione, in cui i detenuti sono costretti a trascorrere anche 18 ore di fila in un’unica giornata. Di conseguenza, da Strasburgo, la Corte europea chiede informazioni sulle condizioni di detenzione nei vari istituti italiani, sul numero di detenuti di ogni istituto, sulla capienza massima e sul numero di ore di aria previste per ogni istituto.
Non è la prima volta che una denuncia in merito alla delicata situazione delle carceri viene trattata dall’organo giudiziario internazionale; un altro caso risale al luglio del 2009, quando lo stato italiano fu ritenuto responsabile della morte di un detenuto, costretto per 2 mesi a stare in una cella di meno di 3 metri quadrati.
I Radicali, dal canto loro, affermano che “la richiesta di chiarimenti da parte della Corte Europea per i diritti dell'Uomo al nostro Paese, a seguito dei ricorsi presentati dai detenuti di alcuni istituti di pena italiani, rappresenta un primo risultato utile a sollevare l'attenzione internazionale sullo stato di illegalità delle nostre carceri".
MAURIZIO MARTONE
 Agenzia Radicale

Marcello Lonzi : un caso ormai archiviato


GIOVEDÌ 31 MARZO 2011

Livorno: caso Lonzi; la madre farà ricorso alla Corte dei diritti umani di Strasburgo

Ansa, 31 marzo 2011

Finirà davanti alla Corte dei diritti dell’uomo la vicenda di Marcello Lonzi, il detenuto morto nel carcere di Livorno nel 2003. Sul decesso del giovane livornese si è pronunciata oggi la Corte di Cassazione respingendo il ricorso presentato dai legali della madre di Lonzi, Maria Ciuffi, per annullare l’archiviazione disposta dal gip di Livorno nel maggio scorso.
Durante la prossima settimana Ciuffi incontrerà il suo avvocato, il livornese Matteo Dinelli, per definire l’azione legale da portare ai giudici di Strasburgo. “Non mi aspettavo questa decisione della Cassazione - ha spiegato Maria Ciuffi. Credevo fosse un problema del tribunale di Livorno, ma ormai ho capito che non esiste la giustizia in Italia”. Prima della sentenza di oggi della Cassazione sul caso Lonzi la magistratura livornese aveva condotto due inchieste terminate entrambe con l’archiviazione.
ass- il detenuto ignoto