Pedofilia, allenatore di calcio
in carcere
per abusi sessuali
su cinque minorenni
Livio Volpi, operaio di 41 anni che vive ad Abbiategrasso, nel Milanese,
è stato arrestato subito
dopo la condanna a cinque anni in primo grado: la sua cattura lascia
prefigurare altre vicende
I reati per cui è stato condannato sono atti sessuali con minori e corruzione
di minorenni ai danni di cinque ragazzi che allenava della sua
squadra di calcio nel Milanese.
Con uno aveva avuto rapporti intimi, con gli altri era solito chattare
in conversazioni dai pesanti contenuti sessuali.
Il fatto però che Livio Volpi, operaio di 41 anni che vive ad Abbiategrasso,
nel Milanese, ed è anche allenatore dei portieri di una squadra giovanile di calcio,
sia stato portato in carcere su ordine dei giudici del tribunale di Milano,
dopo la condanna di primo grado - nonostante fosse stato indagato a piede libero -
lascia immaginare che sia coinvolto in vicende più gravi rispetto
alla quale si è concluso il processo, qualche giorno fa.
L'uomo, stando alle indagini, cominciate nel 2009,
L'uomo, stando alle indagini, cominciate nel 2009,
da qualche mese aveva cominciato ad adescare i cinque ragazzini dopo gli allenamenti.
Con uno di questi aveva avuto rapporti intimi, ma il ragazzo poco dopo si era allontanato da lui.
Con gli altri, invece, Volpi aveva cominciato a scambiarsi messaggi
e e a dialogare con la web cam: "Mi piacerebbe farlo dal vivo", diceva. "Sei nella tua cameretta?", chiedeva compiendo gesti sessuali inequivocabili.
Nell'ambiente della squadretta che allenava erano cominciate a circolare voci,
poi erano arrivate le confidenze dei ragazzini alle loro madri,
infine le denunce agli agenti del commissariato Bonola di Milano
. I poliziotti hanno acquisito il contenuto del suo computer e ricostruito la storia
degli sms che si scambiava con i ragazzini, tutti intorno ai 14 anni.
E hanno trascritto conversazioni in cui l'uomo si proponeva
di fare sesso con loro, non solo virtualmente come accadeva con la webcam.
Volpi non era stato arrestato, all'epoca, perché non c'era flagranza di reato
Volpi non era stato arrestato, all'epoca, perché non c'era flagranza di reato
e il materiale acquisito era più che sufficiente per il processo,
che si è concluso con la sua condanna a quattro anni
(il pm Gianluca Prisco aveva chiesto tre anni e mezzo).
Non c'era pericolo di reiterazione del reato perché la società
lo aveva allontanato in quanto era stato sorpreso a fare la doccia con i ragazzi:
cosa proibita dal regolamento da quando, nel 2003, per la stessa ragione
era stato denunciato un dirigente della società.
Quando gli agenti sono andati a prenderlo a casa sua, in cui vive con la madre,
Volpi ha detto che non si aspettava di essere arrestato.

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