martedì 19 luglio 2011

Meglio mangiare patate: la strana vicenda della Saep Spa


Carcere. Meglio mangiare patate: 



la strana vicenda della Saep Spa



Partiamo dall’inizio per raccontare una storia che ha dell’incredibile, ma che dimostra, ampiamente, come il carcere sia, spesso, anche un luogo dove si possono fare buoni affari...

lunedì 31 dicembre 2007, di Adriano Todaro -




Petto di pollo + 44,5%; Bistecca di manzo + 61,8; Busta rucola + 130,5; Pan carré San Carlo + 40.62; Dadi Star + 49,3; Patate – 25,3.

Queste sono alcune cifre che i detenuti spendono per il sopravvitto nel carcere milanese di Bollate. Il cosiddetto sopravvitto non è altro che l’acquisto di generi alimentari, ma anche prodotti per l’igiene personale, bombole per il gas, giornali, tabacchi ecc. In pratica l’acquisto di qualcosa in più di quello che passa il carcere (e che comunque è necessario pagare). Sono cifre assurde, imposte dalla ditta che ha l’appalto del servizio e che dovrebbero essere controllate da una commissione composta da detenuti e direzione del carcere.

Partiamo dall’inizio per raccontare una storia che ha dell’incredibile, ma che dimostra, ampiamente, come il carcere sia, spesso, anche un luogo dove si possono fare buoni affari.

Lo scorso aprile, il giornale dei detenuti di Bollate, carteBollate, decide di fare un’inchiesta sui prezzi alimentari e non solo, in considerazione del fatto che ci sono molte lamentele fra i detenuti. I risultati dell’inchiesta sono stupefacenti: quasi tutti i prodotti presi in esame sono più cari in carcere che al vicino supermercato Esselunga. Su questo, la legge è tassativa. L’articolo 9 della legge 26 luglio 1975, n. 354 recita che “I prezzi non possono essere superiori a quelli comunemente praticati nel luogo in cui è sito l’Istituto…”. E i prezzi praticati dalla Esselunga sono “comunemente” più bassi. E così veniamo a sapere che anche il caffè Lavazza costa meno alla Esselunga di ben il 5,8%. La stessa cosa avviene per il Bagno doccia Intesa che a Bollate costa + 28%, il Bagno schiuma Nidra (+15%), il Deo Intesa (+13%). Ma poi costano di più anche le cipolle (+12,65%), lo yogurt frutta (+25%), il mezzo coniglio (+42,8%) e tanti altri prodotti.

L’inchiesta passa sotto silenzio. Nel mondo ovattato delle carceri tutto è metabolizzato, sminuito, nascosto. Un vero muro di gomma. Nel frattempo, tutto il gruppo di volontari che lavora con i detenuti per fare il giornale e che hanno lavorato a questa inchiesta, per contrasti e incomprensioni con la direzione, danno le dimissioni. Il giornale non esce più sino alla fine di ottobre. Su quel numero, la nuova direzione del giornale pubblica un seguito dell’inchiesta sui prezzi intervistando un dirigente (chi?) della Saep Spa, l’azienda che ha in appalto la gestione del vitto e sopravvitto e la direttrice del carcere, la dottoressa Lucia Castellano. Prima però di parlare di questa intervista è necessario chiarire chi è la Saep.

La società in questione gestisce gli spacci interni di ben 26 carceri italiane. In Lombardia ne gestisce otto (Bollate, Opera, San Vittore, Pavia, Vigevano, Voghera, Monza, Lodi). Fondata nel 2001 con un capitale versato di 479.310 euro fa capo alla Totosì Holding, una srl fondata nel 2005 e controllata dalla famiglia Tarricone. La sede della Saep è a Balvano, 2 mila abitanti in provincia di Potenza. Amministratore unico Carlo Tarricone, nato nel Venezuela nel 1965 che amministra anche la Totosì. Il fatturato del 2004 è stato di 18,5 milioni di euro, gli utili, 24.000 euro. Carlo Tarricone è anche amministratore delegato di alcune società operanti nell’ambito del gioco d’azzardo: Gioco 2000, Medusa, Totocarovigno, Totocastrovillari, Toto Sanvito dei Normanni. In pratica lo Stato ha concesso le licenze per la gestione del gioco d’azzardo ad una società che ha appalti pubblici nelle carceri italiane.
Ma c’è di più. Secondo quanto denunciato dall’ex direttore di carteBollate, Gianfranco Modolo, nel suo blog, le sezioni delle Marche e della Lombardia della Corte dei Conti hanno respinto, per ben due volte, tra il 2003 e il 2006 “i decreti con i quali i provveditori delle carceri (i Dap regionali) assegnavano alla Saep e anche ad altre ditte gli appalti per le forniture di prodotti alimentari alle carceri delle due regioni. Le ragioni: vizi di forma e anche di sostanza. Ciò nonostante nulla smuove il potere di chi rifornisce di prodotti alimentari e di altro genere le carceri italiane…”.

E veniamo alle interviste dove traspare chiaramente un contrasto tra la Saep, o meglio tra il comportamento della Saep e la direzione del carcere. Le domande sono calibrate bene, ma non si insiste su alcuni temi che invece sarebbero dovuti essere portati all’attenzione dei lettori. Ad un certo punto la direttrice fa una domanda precisa: possibile che la Saep Spa, che gestisce vitto e sopravvitto di oltre 26 carceri in Italia, non riesca a procurare l’acqua Vera? I grossisti milanesi sono tanto sforniti?
Dopo una domanda del genere, uno s’aspetta che l’intervistatore chieda di rispondere al dirigente della Saep. Invece niente. Si passa oltre e si domanda se per caso la Saep “tiene forse artificiosamente alti i prezzi del sopravvitto per mantenere bassi quelli del vitto, mossa che le consente di vincere le gare d’appalto?” Cosa avrebbe dovuto rispondere la Saep? Chiaro che risponda di no. Insomma, è una strana intervista dove la Saep si arrampica sui vetri per dimostrare la correttezza dell’azienda e dove, invece del giornalista, è la direttrice del carcere a insistere o a precisare alcune questioni al punto che ad una risposta della Saep sui “prezzi civetta” dei supermercati, la direttrice ritiene che le risposte della Saep sono “irricevibili” e indica come dovrebbe, invece, comportarsi l’azienda.

Questa vicenda, che non sappiamo se conclusa e i prezzi allineati a quelli della Esselunga, è un po’ metafora della società che viviamo C’è dentro di tutto: c’è l’informazione o meglio il ruolo che l’informazione deve assumere, ci sono le istituzioni e ci sono le aziende che vincono appalti. Manca un soggetto, il protagonista, l’unico a cui bisognava rivolgersi per sentire il suo parere e cioè il detenuto. Cosa pensa il detenuto di questa vicenda? Non è dato sapere. E così sembra che il problema sia fra la direttrice del carcere e la ditta appaltatrice. Un po’ come se andassimo a fare un’inchiesta in qualche mercatino della città. Intervistiamo i venditori, intervistiamo l’assessore all’Annona, ma non i consumatori, quelli che ogni giorno hanno a che fare con gli aumenti degli alimentari.
Sarebbe opportuno che il ministro della Giustizia tralasciasse, per un attimo, la volontà di fare leggi contro i giornalisti per le intercettazioni. S’interessi anche della Saep Spa. Se proprio non ha tempo, tutto preso com’è dalla decisione amletica se far cadere il governo o meno, deleghi il sottosegretario Luigi Manconi.




La Saep Spa, fondata nel 2001 con un capitale iniziale di 479 mila euro dal 2005 passa sotto il controllo della Totos Holding (meglio nota ai scommettitori come Totos), una piccola srl, che è la prima concessionaria italiana per il fatturato on line.
Il presidente Carlo Tarricone, nato nel Venezuela, nel 1965 guida in assoluto l'impero dei giochi d'azzardo con il lasciapassare dei Governi, Berlusconi e Prodi.
Oltre alla Totos è anche amministratore delegato di Gioco 2000, Medusa, Totocarovigno, Totocastrovillari, Toto Sanvito dei Normanni. Tarricone, con le società di scommesse, ripulisce le tasche degli italiani e con la Saep, quelle dei detenuti.
Come diventare ricco nelle carceri? Gonfiando i prezzi al dettaglio ai reclusi.
Tanto non possono certo andare al supermercato per comprare prodotti più convenenti e competitivi.
A denunciare il fatto, Gianfranco Modolo, direttore di un periodico carcerario di Bollate.
Ma pare che solo la sezione della Corte dei Conti delle Marche abbia respinto i decreti con i quali, i provveditori delle carceri, assegnavano alla Saep l'appalto per le forniture di prodotti alimentari per ragioni di vizi di forma e di sostanza.
Lo slogan della Totos è: fai le tue scommesse con prudenza e soprattutto non oltrepassare il limite di giocata giornaliera che ti sei prefissato.
Chi controlla le giocate di Carlo Tarricone?
Fonte: Imgpress



1 commento: