venerdì 29 aprile 2011

Quanto spendiamo per rieducare i detenuti?


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Per rieducare un detenuto, ovvero onorare il dovere costituzionalmente sancito di restituirlo civicamente rappaccificato con la comunità, spendiamo meno di venti centesimi al giorno, 19 per l’estattezza, 8 dei quali investiti in “trattamento della personalità ed assistenza psicologica”, ed 11 per “attività scolastiche, culturali, ricreative, sportive”. Ci comunica questo ennesimo, irrazionalissimo dato della nostra spesa pubblica il Centro Studi di Ristretti Orizzonti, che ha elaborato i dati ufficiali forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti e dal Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, per mappare i costi delle carceri italiane, cioé quanto si spende, come si spende…
Ebbene si spende poco e si spende male. E soprattutto si spende zero per assolvere a quella che dovrebbe invece essere la funzione prioritaria della detenzione carceraria: la rieducazione.I tagli alla spesa pubblica realizzati dal 2007 al 2010, poi, quello zero lo hanno ulteriormente ridotto del 31%.

Come vengono spesi allora quei due miliardi e mezzo di euro annui, che in media spendiamo, dal 2000 ad oggi? Eccovi serviti: il 79,2 per cento va ai circa 48.000 dipendenti del Dap (polizia penitenziaria, amministrativi, dirigenti, educatori, etc.), il 13 per cento al mantenimento dei detenuti (corredo, vitto, cure sanitarie, istruzione, assistenza sociale, etc.), il 4,4 per cento alla manutenzione delle carceri, e il 3,4 per cento al loro funzionamento (energia elettrica, acqua, etc.). L’incidenza del costo relativo al personale, però, negli ultimi 4 anni è aumentata del 5%, a dispetto dei tagli, mentre nello stesso periodo le spese di mantenimento dei detenuti, di manutenzione e funzionamento delle carceri hanno subito una mannaia del 31,2 per cento.
Il numero dei detenuti intanto è cresciuto, negli ultimi 30 mesi di circa 30 mila unità: dai 39.005 dell’1 gennaio 2007 ai 67.961 del 31 dicembre 2010, mentre il costo medio giornaliero di ciascun detenuto che nel 2010 è stato di 113 euro nel 2007 – cioé 30.000 detenuti in meno fa - era di 198,4 euro. Diminuito, insomma, di quasi il 50%
Orbene, trattiamo quella gente peggio dei randagi in un canile-lager. Li riconsegniamo alla società devastati da un’esperienza aberrante, cinica, ai limiti della sopportabilità. Infatti a non sopportarla sono sempre di più. Quelli che ce la fanno ad uscire vivi, allora, che idea volete si facciano della civiltà che ha preteso di giudicarli e condannarli al martirio? Quale voglia o possibilità di reintegrarsi nel tessuto dei ‘liberi’? Tenuto conto, poi, che in gran parte la popolazione carceraria è composta da clandestini, tossici…gente a cui un po’ di attenzione psico-pedagogica cambierebbe la vita, non resta che chiedersi: ma un sistema così cui prodest?

Fonte:Processo Mediatico

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